STORIE DAL MONDO – Francesca Pagani, quando vuoi cambiare vita e l’occasione te la offre il tuo lavoro

STORIE DAL MONDO – Francesca Pagani, quando vuoi cambiare vita e l’occasione te la offre il tuo lavoro

Spiegare alla madre che la Francia non è il fronte di guerra, è stata la più grossa difficoltà di Francesca nel far capire alla famiglia la grande occasione che le stava capitando. Un’occasione della quale lei stessa, veniva messa a conoscenza un poco alla volta dall’azienda per cui lavorava e per la quale lavora tutt’oggi.

E così, dopo le prime trasferte occasionali, le viene messo davanti agli occhi un nuovo contratto; Lione è la sua nuova sede di lavoro. Tutto questo a marzo del 2018, quando a Francesca mancano pochi mesi per festeggiare i suoi primi 25 anni. Ed a marzo di quest’anno ha spento la terza candelina di questa sua nuova vita, un’occasione arrivata nel momento in cui il suo desiderio di cambiare vita e provare qualcosa di nuovo era all’apice.

Tra la paura di fallire, un’infinità di emozioni positive, un’opportunità sfiorata, oggi Francesca coltiva il sogno di provare un’esperienza  in Spagna strizzando l’occhio al mondo del turismo.

Sappiamo che hai lasciato Rovato per la Francia, destinazione Lione. Quando hai deciso di partire?

 
La mia esperienza è, inizialmente, cominciata con qualche trasferta di lavoro in marzo 2018. Nel giro di un paio di mesi mi è stato proposto di trasferirmi, quindi ho cominciato a cercare casa. Questo passaggio è stato molto difficile ed ha richiesto parecchie settimane; nel primo periodo facevo avanti e indietro dall’Italia e ho passato un paio di mesi in albergo. Poi, finalmente, subito dopo l’estate ho avuto il mio appartamento. Avevo 25 anni.

Hôtel-Dieu, ex ospedale che ora ospita un hotel di lusso e negozi

Cosa ti ha spinta a prendere questa decisione?

Come accennavo prima, il tutto è partito dal lavoro. L’azienda per cui già lavoravo in Italia aveva aperto da poco una filiale a Lione, sul campo facevano fatica a trovare del personale qualificato e io mi occupavo già del mercato francese, da qui la proposta di trasferimento. È capitata proprio a fagiolo perché già sentivo l’esigenza di dare una svolta alla mia vita anche in altri ambiti oltre a quello lavorativo. Ho dovuto scegliere in fretta e sono stata un po’ impulsiva, ma è stata la cosa migliore.

Di cosa ti occupavi in Italia prima di partire?

In Italia lavoravo per un’azienda come assistente commerciale estero, curavo quindi il rapporto con i clienti, la ricezione degli ordini, le spedizioni. Ora lavoro per la sua filiale, il principio è lo stesso.

Sicuramente avrai provato tante emozioni in questi anni! Qual è stato il tuo ricordo più significativo da quando sei a Lione?

Decisamente sì, per fortuna più positive che negative! Sicuramente uno dei momenti più impattanti è stato quando, poco dopo essere arrivata, mia mamma è venuta a trovarmi insieme ad un’amica di famiglia. Loro, a casa “mia”. Lì ho davvero realizzato che stavo cominciando una nuova vita, da sola.

Passerella del Palazzo di Giustizia. Dietro si vedono la basilica di Notre-Dame de Fourvière e la “Piccola Tour Eiffel”

Sei riuscita ad ambientarti velocemente in una nuova città?

Direi di sì, nonostante non conoscessi niente e nessuno ho capito in breve tempo di essere una ragazza molto flessibile e mi sono adattata subito senza troppe difficoltà. Essendo poi la mia prima esperienza da sola ero molto curiosa, ogni persona, luogo, parola che sentivo per strada era una piccola scoperta. Le uniche difficoltà le ho avute per trovare degli amici. Non vorrei essere fraintesa, era molto facile trovare qualcuno con cui uscire e passare del tempo, ma all’inizio è stato difficile creare un legame che andasse oltre la semplice conoscenza. Soprattutto perché molta gente era di passaggio (Erasmus, lavoro temporaneo…) e quindi poco dopo se ne andava. Poi pian piano anche questo problema si sta risolvendo, anche se con il Covid non è semplice.

A 25 anni, soprattutto nel XXI secolo, non dovrebbe essere difficile essere flessibili. Qual è stata la tua più grande paura nel momento in cui hai accettato il trasferimento rendendoti poi conto di essere da sola?

Inizialmente nessuna, ero veramente lanciata. Poi dopo circa un anno mi ha cominciato a sfiorare un’idea: il fallimento. Sono una persona che raramente si pente di qualcosa e impara molto dai propri errori, ma il fatto di essere stata così precipitosa portava con sé tante incognite. Non avrei potuto accettare di tornare indietro con la coda fra le gambe, infatti ho ricominciato a viverla serenamente. Anche la mancanza di casa, il timore di non riuscire a comunicare in una lingua diversa, di rimanere senza soldi sono state delle paure momentanee, tutto sommato gestibili.

In questi anni, sicuramente la nostalgia di casa si è fatta sentire. Hai mai pensato di mollare tutto e tornare indietro? Come si superano questi momenti difficili?

Assolutamente sì, come accennavo nella domanda precedente è capitato di pensare di ritornare dalla mia famiglia e dai miei amici, poi ripenso a tutto quello che ho costruito qua, a quello che ho ancora da vedere ed imparare e vado avanti.

Place des Jacobins

Parlando di momenti difficili e decisioni impulsive, come hai comunicato la decisione di trasferirti alla tua famiglia? Qual è stata la loro reazione?

All’inizio la cosa non era chiara, si parlava di qualche trasferta ogni tanto. In seguito mi hanno cominciato ad accennare la possibilità di un trasferimento e poco dopo mi hanno messa davanti al contratto. Inizialmente quindi non davo molti dettagli a casa perché nemmeno io li avevo, mentre mia mamma pensava che volessi tenerglieli nascosti. Un po’ per questo, un po’ per la rapidità con cui si è svolto il tutto, non l’ha per niente presa bene. Pian piano ho cercato di farle capire che non stavo andando sul fronte di guerra bensì dall’altra parte delle Alpi, è stata comunque molto dura e lunga da digerire! Mio fratello e mio papà invece non mi hanno detto granché, non abbiamo mai parlato molto, ma penso che in fondo avessero capito che era il meglio per me.

Quali progetti avevi quando sei partita, e quali sono i tuoi progetti futuri?

All’inizio non avevo assolutamente idea di quello che stavo facendo! È stato tutto molto improvviso. L’unico pensiero che avevo in testa è che era un’ottima occasione per staccare (stavo passando un periodo di delusioni) e provare finalmente l’esperienza di vita all’estero che immaginavo quando ero al liceo. Ho cercato quindi di lasciar passare i giorni senza farmi troppe paranoie in attesa che il progetto si delineasse, poi è andata come è andata. Progetti futuri in questo momento è difficile farne, la situazione sanitaria non lo consente molto… Ora mi trovo bene a Lione e ci voglio restare ancora per un po’. Sempre tenendo a mente che, come mi è successo prima di partire, una nuova occasione potrebbe bussare la porta da un giorno all’altro!

Théâtre des Célestins

A proposito di una nuova occasione, da quale porta, intesa come paese del mondo, vorresti si presentasse? E in quale settore?

Qualche mese fa mi era arrivata una proposta per partire negli USA, poi naufragata per la situazione sanitaria, devo ammettere che un po’ sarei tentata. Oppure per restare in Europa mi piacerebbe provare ad andare in Spagna. Come lavoro mi piace quello che faccio ora, in ambito commerciale, ma anche nel turismo non mi dispiacerebbe. Per ora non ho in progetto di cambiare ma… mai dire mai.

In questa tua esperienza lyonnaise hai avuto modo di incontrare e conoscere gente della tua terra con cui confrontarti?

Non molte in realtà. Ho conosciuto tanti italiani, ma del bresciano solo un paio di persone che se ne sono andate quasi subito ed una ragazza con la quale invece mi ero molto legata ed ho passato dei mesi divertentissimi, ora per vari motivi abbiamo perso i contatti. Anche lei come me ha ricevuto un’ottima proposta per stare a Lione e l’ha accettata, mi sembra che fosse tutto sommato contenta anche se avendo una relazione a distanza con un ragazzo era sicuramente più ancorata a casa. Probabilmente avrei provato lo stesso nei suoi panni.

Passage Mermet

Come è la vita di un franciacortino all’estero? Quali sono le principali differenze con l’Italia?

Innanzitutto da un punto di vista economico e lavorativo i francesi sono molto più tutelati, la vita costa più cara in città ma lo stipendio è proporzionato, i servizi reali e ci sono molti sussidi. Dal punto di vista sociale, li trovo più nazionalisti rispetto agli italiani e in generale tendono ad essere molto coesi nel farsi sentire di più quando i loro diritti vengono calpestati. A volte sembrano un po’ freddi e antipatici, soprattutto nei confronti degli italiani, ma devo sfatare questi miti: ci adorano e la maggior parte sono davvero accoglienti, oltre che sempre pronti per l’apéro e a faire la fête! È evidente che esistono molti stereotipi dall’una e dall’altra parte, quindi più che sulle differenze preferisco sottolineare l’aspetto comune più importante: l’amore per la bella vita e la buona cucina, seppur con stili diversi!

Raccontaci qualche curiosità su Lione e sulla Francia!

Innanzitutto comincio col dire che Lione è una città davvero bellissima, piena di opportunità per tutti i gusti e cose da scoprire ogni giorno. Da un quartiere all’altro l’architettura e la storia cambiano moltissimo, è uno degli aspetti che trovo più affascinanti. È conosciuta come la “Città delle Luci”, in quanto ogni anno il primo weekend di dicembre ospita la Fête des Lumières, un festival basato su giochi di luce e attrazioni sparse per la metropoli…da vedere! Oltre a questo si possono contare innumerevoli eventi, mostre, feste e concerti, che si spera possano riprendere presto. Tipici di Lione sono i traboules, dei passaggi nascosti che collegano i vari edifici del centro storico, utilizzati come scorciatoie per passare da una strada a quella parallela. Ci sarebbero tantissime cose da raccontare, l’unico consiglio che posso dare a chi legge è di venire a Lione appena si potrà e scoprire da sé il suo fascino. Idem per il resto della Francia, ci sono posti davvero magnifici. L’unica curiosità dell’Hexagone (uno dei nomi con cui i francesi chiamano il loro Paese) che vorrei portare alla luce in quanto ho ancora qualche difficoltà ad assimilarla è la bise, il classico saluto: a seconda della regione si possono dare 1, 2, 3 o persino 4 baci sulla guancia, anche ad uno sconosciuto appena incontrato! Figuriamoci quando si ha davanti un gruppo di 10 persone, si perde almeno mezz’ora.

Lungo Rodano al tramonto (momento dell’apéro)

Ripensando alla Franciacorta, quale luogo ti è rimasto nel cuore?

Io sono nata e cresciuta nella capitale della Franciacorta, Rovato. Una cittadina che a prima vista non trasmette molto, ma in realtà il suo centro storico è un gioiellino da scoprire. L’acquedotto, Piazza Cavour, i baretti sotto ai portici… Casa mia è proprio ai piedi del Monte Orfano, ricordo con nostalgia le passeggiate in mezzo ai boschetti o ai vigneti. Per non parlare poi del lago d’Iseo, tutti posti dove ho passato momenti indimenticabili, sia da sola che con gli amici. Penso di apprezzarli di più ora rispetto a quando vivevo lì.

E se potessi portare qualcosa della Francia in Franciacorta, cosa porteresti?

Sono una gran golosa, quindi a costo di essere banale punterei su tutte le prelibatezze tipiche della Francia: ostriche, foie gras, formaggi, macarons e pasticceria in generale. Champagne non lo posso dire, sono pur sempre franciacortina!

Un’ultima domanda. Parlando di Covid, che tra l’altro, come ci hai detto, ha visto spegnersi sul nascere la possibilità di un tuo trasferimento negli Stati Uniti, come hai vissuto e come è stata gestita la situazione in Francia?

All’inizio un po’ di scombussolamento, come tutti. La prima quarantena l’ho passata da sola nel mio appartamento, tutto sommato non è andata così male perché potevamo uscire un’ora al giorno anche solo per una passeggiata, quindi non mi sembrava di essere “in gabbia”. In seguito sono state prese precauzioni piuttosto restrittive: bar, ristoranti, esercizi non strettamente necessari sono chiusi da ottobre, negli ultimi mesi abbiamo avuto coprifuoco alle 18, ora spostato alle 19… In ogni caso hanno sempre lasciato un minimo di libertà per tutelare gli aspetti economico e sociale. Misure giuste o sbagliate è difficile dirlo, ci sarà sempre qualcuno che pensa il contrario ed è impossibile accontentare tutti.

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