Marco Tiraboschi, “In a new world” verso il Festival Osmose Intermezzo di Bruxelles

Marco Tiraboschi, “In a new world” verso il Festival Osmose Intermezzo di Bruxelles

Ritroviamo Marco Tiraboschi dopo la bellissima puntata di Destinazione Franciacorta registrata presso la suggestiva Chiesa di S. Michele di Ome, in cui ci ha dato un assaggio delle sue superbe capacità musicali. L’occasione è data dalla notizia della futura partecipazione al Festival Osmose Intermezzo a Bruxelles. Abbiamo chiesto a Marco le sue impressioni e qualche riflessione interessante e mai banale!

L’anno 2021 sta terminando con un nuovo traguardo raggiunto! Raccontaci come è nata l’opportunità di partecipare al festival Osmose Intermezzo di Bruxelles!

Ho avuto l’opportunità di partecipare al festival Osmose Intermezzo grazie a una forma di selezione internazionale di partiture chiamata “call for scores”, dove vengono prestabiliti dei parametri per partecipare. In questo caso la durata del brano e l’organico che lo dovrà eseguire. Le partiture vengono valutate da una commissione, presieduta da Danielle Baas, la direttrice artistica, e scelte per essere eseguite. Un lungo lavoro di scrematura perché di solito per questo tipo di manifestazioni arrivano brani a centinaia da tutto il mondo, essendo internet uno strumento di diffusione molto rapido e ampio. Presenzierò all’esecuzione e mi fermerò un paio di giorni per sentire altri musicisti e prendere contatti per il mio festival Franciacortino.

L’inizio della partitura del brano selezionato al festival Osmose Intermezzo

Ci hai raccontato come il lockdown ha rappresentato per te una grande opportunità creativa, sei riuscito a mantenere anche con la ripartenza questa nuova verve?

Il lockdown è stata un’opportunità unica nella quale il caotico motore sociale si è inceppato e , al di là di tutte le problematiche scatenate, ha anche dato una maggiore opportunità di riflettere su se stessi e sul proprio lavoro, cosa che per un’artista è fondamentale. Questo mi ha portato a lavorare particolarmente sulla composizione. Ho sviluppato una serie di nuove idee che non si sono esaurite in quel periodo ma sono in continuo sviluppo. La musica è una cosa estremamente semplice e complessa allo stesso tempo, necessita di continui stimoli per crescere. Non necessariamente studio e esercizio, ma anche esperienze che vanno oltre la musica stessa e il suo ambiente. Diciamo che ampliare le proprie esperienze in generale può essere d’aiuto nell’evitare la sterilità artistica e mantenere viva la propria sensibilità e creatività.

Fotografia di Matteo Biatta

Hai altri festival in programma? Come si svilupperà la tua stagione invernale sul piano musicale?

Ora sto lavorando a un nuovo progetto frutto appunto di questa esperienza, si chiamerà «In a new world», che oltre a me coinvolge il violinista Daniele Richiedei e il contrabbassista Giulio Corini, oltre a un ospite importante che verrà occasionalmente coinvolto. Con questo trio eseguiremo le mie nuove composizioni più qualcosa del passato. Stiamo lavorando al repertorio che ho già scritto e arrangiato, e producendo il materiale promozionale sonoro e visuale che ci permetterà di proporre il progetto ai festival e alle rassegne del periodo estivo. Non escludo la nostra partecipazione anche alla prossima edizione di Etno-Tracce in Franciacorta. Inoltre sto completando il metodo per chitarra del quale ti ho già accennato, e che verrà pubblicato da Doremiladore, strumenti per fare, che ha recentemente pubblicato il mio brano «Ascension» nell’antologia «The Magic bercandeon». Inoltre stanno procedendo i lavori di composizione di colonne sonore per documentari.

Fotografia di Giorgio Festa

Sei un protagonista della scena musicale franciacortina, sia come musicista che organizzatore ma cosa rappresenta per te la musica?

La musica per me è in primo luogo una necessità espressiva, senza musica manca sempre qualcosa. E’ un completamento, in varie forme. E’ nata come necessità con i primi uomini razionali che si sono sparsi per il pianeta, come espressione dell’elemento spirituale, come qualcosa che va oltre il pratico e il concreto. Che sia buona o cattiva è così ancora oggi, riesce a smuovere qualcosa nel profondo. Ognuno al proprio modo. Per questo ci ha accompagnati per tanto tempo!

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