Andrea Raffelli, classe 1994, decide pochi giorni dopo il suo ventiquattresimo compleanno che è ora di crescere e cambiare vita; l’Italia comincia a stargli stretta, e il suo vivere quotidiano inizia ad essere avvolto da una coltre di nebbia.

E così, in compagnia del suo cane Hana, parte per lo Sri Lanka dove una serie di sfortunati incidenti gli insinuano il dubbio che dovesse abbandonare quel progetto. Ma Andrea, grazie anche a Giovanna, supera le difficoltà iniziali ed oggi è pienamente soddisfatto di quello che è riuscito a costruire.

Nei giorni in cui ci ha raccontato la sua storia, si trova in Italia a causa del Covid… ma la sua mente ed il suo cuore sono proiettati ancora là. Ed in attesa di tornare al suo futuro, è pronto a partire per l’Africa dove un lavoro come elettricista lo terrà impegnato per alcuni mesi.

Sappiamo che hai lasciato la Franciacorta, per trasferirti all’estero; da dove sei partito, e qual è stata la tua destinazione?

Sono originario di Rodengo Saiano e nel 2018, il 30 ottobre, pochi giorni dopo il mio compleanno, sono partito per lo Sri Lanka.

Cosa ti ha spinto a prendere questa decisione?

Avevo da poco compiuto 24 anni, ma l’idea di partire girava già da tempo nella mia mente. L’Italia iniziava a starmi stretta; tutti i giorni era la solita routine e non riuscivo a vedere un futuro. Avevo bisogno di un cambiamento, e così ho mollato il lavoro, la ragazza che avevo e … con il mio cane, Hana, siamo partiti per questa nuova avventura.

Sicuramente in questo periodo lontano da casa avrai provato tante emozioni! Qual è stato il tuo ricordo più significativo di questa avventura?

Di emozioni ne ho provate davvero tante; dalla solitudine al dolore, dalla felicità al senso di responsabilità, alla consapevolezza che avevo fatto davvero la scelta giusta per la mia vita.

Ma tra tutto quello che ho vissuto, il mio ricordo più significativo è legato ad un episodio negativo; a quando, appena arrivato in Sri Lanka, ho acceso un forno a legna e questo mi è letteralmente esploso davanti, provocandomi ustioni su tutto l’addome, braccia e faccia. Le tre settimane successive le ho dovute passare a letto, curando queste ustioni con rimedi ayurvedici. Fortunatamente la cura ha fatto effetto e tutto è tornato normale, come se quel forno non fosse mai esploso. L’unico segno lasciato da quell’episodio, è ancora impresso nella mia mente.

Sei riuscito ad ambientarti velocemente in questa nuova realtà?

La diversità della cultura, cosa a cui non ero preparato, è stata la causa principale della grossa difficoltà che ho avuto ad ambientarmi. A questo, poi, ho dovuto anche aggiungere il fatto che qui la gente è molto chiusa. Ma la mia fortuna è stata quella di conoscere Giovanna, una donna italiana residente, che mi ha aiutato e grazie alla quale il mio ambientamento è diventato un po’ più facile. 

Di cosa ti occupavi in Italia prima di partire, e di cosa ti occupi oggi?

Prima di partire avevo un doppio lavoro; facevo sia l’elettricista, attività che svolgo tutt’ora sempre qui in Italia perché la mia attività in Sri Lanka è in standby causa Covid, che l’organizzatore di eventi. Ma ad Ahangama, che è la città dove ho vissuto negli ultimi anni, ho aperto un hotel con 8 camere fronte oceano che ho chiamato Hana, come il mio fedele compagno di viaggio. Successivamente, sempre all’interno dell’hotel, ho aperto anche un ristorante pizzeria… Ed è stato fantastico!

Quali progetti avevi quando sei partito, e quali sono i tuoi progetti futuri?

Quando sono partito, il mio unico obiettivo era quello di cambiare totalmente la mia vita. Ora, in attesa che si sistemi la situazione causata dal Covid per poter tornare in Sri Lanka, mi sto organizzando per un lavoro in Africa come elettricista. Un progetto che mi vedrà partire a giugno e mi terrà lontano dalla franciacorta per qualche mese.

Partendo dello sfortunato incidente che ti ha visto protagonista, hai mai avuto paura che il tuo progetto fallisse e di essere costretto a rientrare in Italia?

Quell’incidente, è stato solo il primo di tanti; e così, incidente dopo incidente, ho iniziato a dubitare della fattibilità e della buona riuscita del progetto. Ma non mi sono mai arreso, e col tempo ho imparato ad adattarmi a tutto. Piano piano le cose hanno preso la giusta piega, e devo dire che il risultato finale è stato molto soddisfacente.

Come è la vita di un franciacortino all’estero? Quali sono le principali differenze con l’Italia?

Le differenze con l’Italia, ed aggiungerei anche con l’Europa, sono abissali. La stagione estiva accompagnata da piogge abbondanti, e poi il cibo… l’assenza quasi totale della carne, solo pollo, la massiccia presenza di riso, dell’ottimo pesce. E tutto questo, super piccante!!

Di franciacortini, ed italiani in generale, ne è pieno il mondo. In questa tua esperienza, oltre a Giovanna, ne hai incontrari altri?

No, oltre a Giovanna non ho incontrato nessuno che fosse lì, come me, per cambiare; ma nella seconda stagione sono riuscito a convincere i miei amici Mattia e Michele  a fare un esperienza di 6 mesi al mio fianco. E dopo di loro, sono venuti molti altri miei amici… E nel pieno della stagione, dove collaboravano con me una decina di persone, avevo personale proveniente sia dall’Italia, ma anche dall’Europa e dal mondo. Con la formula del “vitto e alloggio” collaboravano con me, oltre ad alcuni italiani, anche inglesi, tedeschi ed argentini.

Raccontaci qualche curiosità sul luogo dove sei stato!

Tra le curiosità, oltre a quelle che ti ho già anticipato parlando delle differenze, troviamo la notte che cala già alle 6 di sera, l’acqua e la corrente non sempre presenti nell’arco della giornata… e poi la vastità di animali esotici e pesci. E così nel nostro giardino, potevamo trovare varani, cobra, scimmie, martin pescatori, scorpioni…

Parlando delle curiosità, ci hai accennato delle specie animali che puoi trovare nel tuo giardino. Quel è stato il primo impatto con un habitat naturale diverso da quello a cui eri abituato?

Diverso… Ricordo un episodio in particolare; un giorno in low season, quando in struttura non c’era praticamente nessuno, mentre mi trovavo in giardino e stavo lavorando al laptop, ad un certo punto uno dei mei cani si mette a abbaiare verso di me. Non capivo cosa stava succedendo e cosa il cane volesse dirmi, così mi giro nella direzione in cui guardava ed abbaiava il cane, e trovo in cobra nero che si era levato in aria di circa 70 cm; fortunatamente il mio cane Hana, un simil pitbull, gli è andato contro e il serpente si è dileguato nella giungla.

Ripensando alla Franciacorta, quale luogo ti è rimasto nel cuore?

Sicuramente non ho mai dimenticato la passeggiata delle Torbiere. Ma da buon franciacortino, amo anche le nostre cantine e le nostre bollicine, che in Sri Lanka mancavano.

Parlando dei luoghi del cuore, è normale pensare alla casa in cui si è cresciuti. Come hai comunicato ai tuoi genitori la tua scelta di partire, e qual è stata la loro reazione?

Diciamo che ho giocato un po’ d’astuzia, e per ridurre al minimo la sua preoccupazione, ho comunicato a mia madre che sarei partito solamente qualche settimana prima. Se glielo avessi detto appena ho preso la decisione, sicuramente avrebbe passato tutti quei mesi a soffrire per niente; invece, così facendo, devo dire che ha accettato la cosa abbastanza bene e mi ha anche appoggiato.

Quali sono i tuoi rapporti con la Franciacorta, e ogni quanto torni?

Al momento, per colpa del Covid e del fatto che la mia attività in Sri Lanka è chiusa, sono tornato in Franciacorta. Ma i bagagli sono già pronti, e appena tutto questo finisce, credo proprio di tornare là dove tre anni fa è iniziata la mia nuova vita.

In questo periodo lontano da casa e dagli affetti più cari, sicuramente avrai sofferto un po’ di nostalgia. Come sei riuscito a superare i momenti difficili?

Si, i primi tempi ho sofferto abbastanza perché ero abituato alle comodità dell’Europa, e in Sri Lanka non c’era niente di tutto questo. Fortunatamente, quando sono partito, ho portato con me il mio cane, a cui ho dato il nome del posto Hana’s place, che mi ha sempre fatto compagnia durante tutta la permanenza, senza di lei non so se sarei riuscito a stare lì..

Parlando di affetti cari, come hai comunicato alla tua famiglia la decisione di partire, e qual è stata la loro reazione?

Il modo in cui l’ho comunicato a mia madre, ho solo lei, è stato un po’ particolare. Nonostante io avessi già programmato tutto da oltre 5 mesi, lei l’ha saputo solamente due settimane prima; un giorno le ho lasciato in macchina un biglietto con scritto “acconto per lo Sri Lanka”. All’inizio è rimasta un po’ scioccata ed ha fatto fatica ad accettare questa mia decisione; ma in fondo sapeva che l’avrei fatto perché a suo dire, lo sentiva nell’aria. E con il passare del tempo, anche lei si è convinta che stavo facendo la scelta giusta.

Se nel viaggio che ti ha riportato temporaneamente in Franciacorta avessi potuto portare qualcosa dello Sri Lanka, cosa avresti messo in valigia?

Mi sono portato delle creme e medicine ayurvediche, incensi, e un chilo di chili rosso che è molto buono.

E tornando in Sri Lanka, cosa porteresti della Franciacorta?

Sicuramente quando tornerò dedicherò una valigia a salame, olio d’oliva di Marone e bollicine.

Oggi ti trovi in Italia per colpa del Covid. Come hai vissuto e com’è stata gestita questa pandemia in Sri Lanka?

L’esperienza covid in Sri Lanka, non è stata poi cosi male; il governo da un momento all’altro ha chiuso tutto definitivamente, perfino i supermercati, il tutto per 5 lunghissimi giorni. Io, fortunatamente, avevo le scorte del ristorante e sono riuscito a sfamare tutti i miei clienti e lavoratori per quei giorni. Passati questi primi cinque giorni, il governo ha pensato bene di aprire il tutto solamente per 6 ore, prima di richiudere tutto per altri 5 giorni; ti lascio solo immaginare cosa può essere successo per le strade di quel piccolo paese, con tutta la gente ammassata in strada senza mascherine… Io, fortunatamente, passando tramite i fornitori del ristorante, sono riuscito a fare degli ordine per sostentare tutti per altri 5 giorni; tutto questo per tre mesi. Noi tutti siamo stati abbastanza fortunati perché Hana’s Place è situata a 20 metri dalla spiaggia e dato che siamo tutti surfisti la mattina presto, senza farci vedere, sgattaiolavamo in oceano per surfare qualche ora e poi di nuovo chiusi fino al giorno dopo. Le nostre giornate passavano abbastanza in fretta perché essendo in una quindicina di persone, facevamo molte attività e ogni fine settimana organizzavamo una festa a tema per svagarci.

E riguardando questo tuo percorso, oggi percorreresti la stessa strada oppure faresti di tutto per rimanere in Italia?

Per quanto mi riguarda, oggi rifarei esattamente la stessa strada… senza ombra di dubbio. Forse, cambierei solo alcune cose.  

Concludiamo con un consiglio. A 20 anni, rimanere in Italia per costruirsi un futuro, oppure lasciare tutto e partire?

Io ho lasciato tutto e sono partito perché in quel momento della mia vita non vedevo futuro; oggi posso solo confermare che è stata la miglior decisione che ho preso perché sono cresciuto molto. Certo, forse non è da tutti fare una scelta del genere, ma se non si sta bene o si sente il bisogno di cambiare, bisogna farlo perché prima o poi si rimpiange il fatto di non aver preso quella decisione … ed ormai il tempo è passato.

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