MATTEO COCCHETTI, PUNTANDO AL CIELO CON LE RADICI IN FRANCIACORTA

MATTEO COCCHETTI, PUNTANDO AL CIELO CON LE RADICI IN FRANCIACORTA

Matteo Cocchetti, classe 1988 vanta, a 33 anni, una carriera di altissimo livello. Le esperienze con Gualtiero Marchesi, suo mentore, Philippe Leveillè, le consulenze internazionali e le grandi cucine in tutto il mondo ed il ritorno in Franciacorta, prima alla “Dispensa pane e vivi” con il compianto Vittorio Fusari fino all’innovativo progetto con il maestro Giovanni Cavalleri, alla Pasticceria Roberto.

Con noi ripercorre le sue origini e parla un po’ di sè, in confidenza.

Buongiorno chef, quando nasce la sua passione per la cucina?

Buongiorno, la mia passione per la cucina nasce da bambino all’età di 10/12 anni da una zia e dalla mamma, 2 ottime cuoche. Già iniziavo a mettermi ai fornelli di casa provando a cucinare piatti seppur semplici ma gustosi.
Diciamo che la zia Lina mi ha dato tanto, era proprio una brava cuoca con ricettari tramandati in famiglia, ricette classiche italiane ma fatte a regola d’arte.

Da franciacortino, che cosa ritorna del territorio nei suoi piatti?

Da Franciacortino molto orgoglioso di esserlo per questo meraviglioso territorio. in cucina e sulle tavole può dare tanto.
Dalla cultura degli orti, all’allevamento della carne, per non dimenticare il pesce lacustre del nostro lago d’Iseo. Fino alle vigne molto preziose. Non c’è un ingrediente in particolare, diciamo che ne utilizzo diversi, dalle sarde di Monte Isola, al Fatulì, “ottimo formaggio”, la carne di Rovato, utilizzo anche il vino franciacorta per alcune preparazioni.
Diciamo che ci si può sbizzarrire con i nostri ingredienti del territorio.

La sua carriera le ha dato modo di vivere esperienze importanti; quale quella che ricorda con più piacere?

Di esperienze nella mia umile carriera ne ho vissute veramente tante. A fianco di chef molto importanti come Gualtiero Marchesi il mio maestro e mentore, a Philippe Leveillè del “Miramonti L’altro”, il povero Vittorio Fusari, Riccardo Camanini, attualmente chef del “Lido 84”.
Ho tantissimi e bellissimi ricordi legati a questo mondo infinito.
Uno in particolare che porterò sempre nel cuore è stato quando Marchesi mi ha chiesto di andare con lui alla RAI a presentare un suo piatto iconico “ il raviolo aperto”
Un esperienza unica e soprattutto indimenticabile il maestro l’ha chiesto proprio a me! Avevo 25 anni appena compiuti.

Qual è il suo piatto preferito?

Non ho un vero e proprio piatto preferito! Tutto ciò che è materia mi piace poterla lavorare per trasformarla e far sì che esalti tutto il suo potenziale.

A quale chef si ispira? Come può descrivere con una parola la sua cucina?

Mi ispiro in realtà a diversi chef, sono diversi perché secondo me ognuno di noi ha un suo punto di forza, diciamo che la filosofia Marchesi la porto sempre con me.
Un altro grande a cui mi ispiro è Alain Ducasse anche lui fa una cucina di gran classe forse ad oggi quasi fuori moda, ma per la sua troppa raffinatezza a volte difficile da capire….

Descrivere con una parola la mia cucina: “Godereccia”
Penso sempre che quando un commensale è a tavola deve provare piacere! Dato dal aspetto estetico del piatto fino al gusto!
2 aspetti fondamentali fanno si di creare e lasciare un ricordo.
Il ricordo di un piatto credo che sia la forma di piacere assoluto!

Quali saranno i prossimi progetti dopo la ripartenza dalla pandemia?

Attualmente sono diversi. Diciamo che sono una persona che non riesce a stare ferma! Quindi sono sempre in movimento e fermento!
Dopo la pandemia la ripartenza non è stata facile! Nel mio mondo la ristorazione ha subito un brutto colpo!
Inizialmente ci siamo riadattati nella situazione un po’ in bilico però ora sembra essere di nuovo stabile!
Quello che ho percepito che i clienti apprezzano molto di più andare al ristorante magari lo fanno meno spesso di prima, ma scegliendo meglio dove andare.
Godendosi maggiormente la situazione del buon cibo.

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