All’origine del nome “Franciacorta”: dalla storia al mito. Dove resta il profumo del tempo

All’origine del nome “Franciacorta”: dalla storia al mito. Dove resta il profumo del tempo

“Che cosa c’è in un nome? Quella che noi chiamiamo rosa, anche chiamata con un’altra parola avrebbe lo stesso profumo soave” diceva William Shakespeare. È da questa poetica suggestione che parte una breve divagazione sulle origini storiche del nome di questa terra. Franciacorta. O Franza curta. Franca cuntea, o ancora communes Francecurte e molto altro. Alcuni magari pensano di saperlo, altri di intuirlo facilmente. Altri ancora magari se lo chiedono. Addentrandoci dunque nelle storie che diedero origine al termine Franciacorta e, non volendo assolutamente risultare esaustivi, ma soprattutto per curiosità, ci troviamo a che fare con tracce storiche che partono da lontano e che dalla storia sfiorano la leggenda. È un caso curioso che merita di essere scoperto e, magari per i più appassionati, studiato. Perché di Franciacorta non c’è un’unica versione: o forse, ognuno ha la sua. 

L’antica chiesa castello di San Michele ad Ome

Questa terra è legata alla presenza di monasteri (cluniacensi e cistercensi in particolare), provenienti da Cluny, già dal XI Secolo d.C. Vi si insediarono monaci che coltivarono terreni che amministrarono, ottenendo l’esenzione del pagamento dei dazi. Si trattava di “Francae Curtes”, cioè corti libere dal pagamento delle tasse. Terre che ancora oggi identificano grossomodo quella “terra compresa tra Brescia e il lago d’Iseo” e che prima di questo periodo non aveva un nome proprio: solo una parte di essa era chiamata “valle d’Iseo”.  Racconta lo storico Enzo Abeni nel suo libro “La Franciacorta nella storia e nella storiografia” (Edizioni del Moretto, Brescia 1984) che il termine “era già considerato antico nel ‘400” e compare scritto come “franzacurta” per la prima volta esplicitamente nel corpus degli Statuti comunali di Brescia, in particolare nel 1277, proprio in una legge de Comune, anche se qui non vi si fa cenno a dazi e gabelle, ma già da allora compare con una certa frequenza anche come “communes Francecurte”. Dunque, probabilmente, già diffuso e anteriore a questo periodo, ma di quanti anni, non è certo dirlo. 

Ci sono poi termini antichi, sinonimi di quel sostantivo, utilizzati e diffusi nei documenti e tra gli storici perlopiù ottocenteschi e nei libri e nelle cronache giunte sino a noi: Fraciagoba, Franzagola, Franciagola. Termini che si può facilmente dedurre identifichino proprio la località. Il primo ad indagare l’origine del nome è stato probabilmente Jacopo Malvezzi, nel suo testo in latino “Chronicon” del 1422, arrivando ad affermare che il nome derivi dalla vicenda che coinvolse il re dei Franchi Carlo Magno. Quando Carlo Magno scese in Italia nel 774 si sarebbe infatti accampato nella campagna di Rodengo prima di andare a conquistare Brescia. Una permanenza breve la sua, ecco il perché di “Francia Curta”. Con un pizzico di fantasia è facile coglierne implicitamente nell’uso del termine una connotazione elogiativa nei confronti di questo luogo che evidentemente fece pensare e ricordare al buon Carlo, la sua amata Francia. Da qui parte la convinzione di molti, e forse non del tutto erronea, nel ritenere proprio che Franciacorta identifichi la connotazione di “piccola Francia”. Un romantico parallelismo con la regione anch’essa caratterizzata dalla coltivazione della vigna, oltralpe.

Dalla storia alla leggenda. Si lega poi, tra le vicende storiche, un fatto che si fa quasi leggenda: in quel di Rovato, durante il XIII Secolo avvenne una ribellione contro lo straniero, conosciuta come i “Vespri di Rovato”. Siamo durante la presenza francese, al periodo di Carlo d’Angiò, sceso in Italia per combattere le truppe di Manfredi di Svezia, su richiamo di Papa Clemente IV. Erano anni di occupazione barbarica, caratterizzati da violenze e soprusi da parte dei soldati francesi che trovano l’apoteosi in un gesto – si narra – dettato dalla gelosia di un calzolaio che per difendere la moglie dalle avances di un soldato – e la propria onorabilità – incitò la famiglia e poi la popolazione tutta alla rivolta: “Föra de ché… che la Francia la sarà cürta”. E cioè “via di qui, la permanenza della Francia sarà breve”. La memoria di questo fatto è ripresa dallo storico G.Rosa che spiega come nel Comune di Rovato, “a ricordo di questa insurrezione contro i soldati francesi, ogni giorno alle ore 22 si suonassero le campane per ricordare questo evento almeno sino al 1797”.  

Una storia che affonda le proprie radici lontano nel tempo. Radici ben salde in quella terra che oggi ha nel Franciacorta quel prodotto unico che porta nel nome non solo un luogo, ma anche la sua storia. Dove “la Franciacorta” è la sua terra, così come “nel Franciacorta” il suo prodotto per antonomasia. Di certo non è casuale l’invenzione del Franciacorta, prodotto nobile, legato alla terra – ed al suo nome – che ha tratto benefici dalla terra, oltre che dal lavoro e dalla passione dell’uomo e che va di pari passo ancora oggi con il suo territorio. Salti e digressioni nella storia e nella letteratura. Rimane il fatto che la Franciacorta è una terra capace di suscitare questo fascino, a tratti misterioso, ancora oggi. Nel profumo del tempo e in un nome che cambia senza cambiare, parafrasando Shakespeare. Sarà anche per questo che il termine “cultura” derivi etimologicamente, questo almeno è certo, da “coltivazione”. Un terreno, come la cultura, richiede cura e lavoro perché possa dare frutti, lo farà se capace di mantenersi vivo nella memoria del proprio passato, custode del presente, a salvaguardia del suo futuro. 

Vivi Franciacorta

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