Giovanni Lanfranchi nato a Castelcovati nel 1854 da Gaetano e Angelina Vailati, fa parte di una numerosa famiglia – dieci fratelli, cinque maschi e cinque femmine – mantenuta dal lavoro di tintore del padre Gaetano. Verso il 1868 la famiglia si trasferisce a Palazzolo, dove il padre apre un laboratorio di tintoria e stampa di tessuti nei sotterranei di Palazzo Duranti, ora Marzoli. I figli crescono e si sistemano: alcuni a Palazzolo, altri emigrano a Parigi e in America. Il figlio Giovanni entra nella fabbrica di bottoni Taccini dove ricopre l’incarico di capo reparto foratori. Nel frattempo in località Passerera, fra Telgate e Chiuduno, Clearco Sala impianta un nuovo bottonificio e ingaggia gli uomini più capaci della Taccini; fra questi Giovanni Lanfranchi. A Telgate, dove frequenta spesso l’osteria “Speranza” gestita da Paolina Tinti, oriunda palazzolese, il giovane conosce Colomba Tinti, che sposerà nel 1882. Giovanni ritorna qualche tempo dopo a Palazzolo e lavora per la nuova ditta Nessi e Cella (con bottonificio in Via SS. Trinità, in Casa Schivardi) che, oltre ad un contratto vantaggioso, gli aveva offerto anche un alloggio per la nuova famiglia. Lì infatti nel 1883 nasce il primo degli otto figli, Paolo Gentile.Nel 1886 il Lanfranchi, acquisite sufficienti capacità, decide di fare da solo, e in un locale attiguo al bottonificio Nessi e Cella nasce la nuova ditta Giovanni Lanfranchi & C., dove quel C. sta per Corridori, un impiegato di banca che viene associato nell’impresa. Passano due anni e avviene il primo trasferimento nei locali Costatoro, sempre in Via SS. Trinità (oggi Casa Antonioli), dove esisteva un salto d’acqua indispensabile per azionare i “borloni”. La Ditta Lanfranchi rimane in Via SS. Trinità fino al 1891, quando, con l’acquisto di un vecchio filatoio in Contrada delle Tezze (oggi Via Zanardelli) troverà la sua sede definitiva. L’immobile era una vecchia filanda e aveva il pregio di disporre di una ruota idraulica della potenza di circa tre cavalli ottenuta sfruttando un salto di mezzo metro d’acqua del vicino canale. Nei ricordi del figlio di Giovanni Lanfranchi, Gentile, ritornerà spesso l’incubo di questa ruota enorme, del diametro di quasi quattro metri, tanto larga da poterci camminare dentro, che il ghiaccio appesantiva durante la stagione invernale tanto che lo si doveva spaccare a colpi di piccone, e la cui cinghia di trasmissione doveva costantemente essere spalmata di pece per evitare lo slittamento. Nel 1896 si opera una grande rivoluzione con l’introduzione dell’energia elettrica, concessa a forfait dalla Mulini Urini, proprietaria di una centrale di produzione a Capriolo. Nel 1899, quando viene meno il socio Corridori, la ragione sociale della ditta cambia e l’azienda assume la denominazione Ditta Giovanni Lanfranchi Fabbrica Bottoni, che conserva tuttora. Il 19 settembre 1903, il Lanfranchi, mentre è a casa dell’amico Antonio Schivardi, muore improvvisamente per emorragia cerebrale.