Don Pietro Parzani è un giovane parroco franciacortino, una vocazione fortissima che nasce da lontano, praticamente da sempre. Ormai da 3 anni si trova in missione, in Mozambico, ad aiutare gli ultimi, a dare sostegno e luce ai più piccoli.

Lo raggiungiamo via Facebook; i social, con i loro difetti, hanno il pregio di annullare le distanze e farci sentire vicini in pochi click. Le distanze però permangono, distanze culturali, distanze sociali.

Ciao Don dove ti trovi in questo periodo?

Sono oramai in Mozambico da 3 anni, ho iniziato il quarto anno in Gennaio. Fino a febbraio ero in una parrocchia come curato, ora sono parroco e rettore di un seminario in un’altra parrocchia, a Mapinhane.

Qual è stato il momento più bello e quello più difficile in questi anni?

Ci sono stati davvero molti momenti belli; il ricordo più vivo, pur in un momento tragico è stato il battesimo di un ragazzo di 22 anni, qualche giorno prima di morire. Ogni celebrazione (prima del covid), le feste o incontri con i giovani sono momenti pieni di gioia. Belle anche le visite di alcuni giovani italiani.

I momenti più brutti sono quando ti rendi conto di essere impotente di fronte alla sofferenza degli altri. Ho visto un uomo morire di fame e di sete, sono arrivato troppo tardi; anziane molto indigenti che non vengono supportate dalle strutture sanitarie fatiscenti.

L’Africa che cosa ti ha insegnato?

L’Africa mi sta insegnando a vivere diversamente il tempo, a godere delle piccole cose e a dare attenzione alle relazioni e alle persone.

Ma sicuramente ancora da imparare molto.

Cosa più ti manca della Franciacorta?

Sicuramente un buon bicchiere di vino franciacortino. Ma soprattutto i miei amici, la mia famiglia, le vie e luoghi sconosciuti.

Mi manca anche la possibilità di reperire materiale per lavorare, facilmente e velocemente. Qui le distanze creano, spesso, difficoltà molto importanti.

Cosa hai ritrovato lì della tua terra d’origine?

Beh, sicuramente il calore della mia famiglia, che vedo negli occhi di ogni bambino. Qui mi sento a casa, in una grande famiglia. Anche qui si lavora molto, con tempi diversi.

Cosa porteresti in Franciacorta dall’Africa?

Sicuramente porterei con me una nuova idea di concepire il tempo, che non è denaro ma relazione e incontro.

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