Le certezze crollano in un attimo. E quando crollano alzano un polverone.

Così può essere riassunto, in poche parole, quello che è successo a Lorenzo. Classe 1997, un diploma di geometra, la passione per il calcio, e vari lavori che gli hanno permesso di “aprire la mentalità”, nonostante la sua unica certezza fosse quella di non lasciare mai il suo paese. Ma anche le certezze sono fatte per crollare e così, nei primi giorni del 2017, sale su quel volo che lo porta in Australia. Tutto questo perché un giorno qualcuno gli ha messo quella pulce nell’orecchio. 

Ed oggi, a 24 anni, gestisce la sezione pizzeria in uno dei ristoranti di pesce in una delle zone più in di Sydney, e per suscitare un po’ di invidia nelle sue amiche italiane, ci confida che “il Generale Massimo Decimo Meridio” abita alla fine del molo dove lui lavora.

Dopo aver lasciato la Franciacorta, sei volato a Sydney. Che anno era e quanti anni avevi quando sei partito?

Era il 2 gennaio 2017, avevo 20 anni.

Cosa ti ha spinto a prendere questa decisione e salire su quel volo? 

Mai avrei pensato di lasciare il mio paesino della Franciacorta, fino a quando un giorno un ragazzo mi ha messo nell’orecchio la pulce dell’Australia. E da quel momento, l’Australia non se n’è più andata dalla mia testa; oramai era un chiodo fisso. Avevo da poco finito le superiori; la stagione in piscina dove lavoravo come bagnino era giunta al termine e così, in autunno, sono andato a lavorare in un frantoio per poter racimolare qualche soldo ed avere una base economica che mi permettesse di partire. Arriva Capodanno, e prendendo alla lettera il proverbio, ho preso il volo che ha cambiato la mia vita. Come si suol dire, anno nuovo, vita nuova!

Di cosa ti occupavi in Italia prima di partire?

In Italia mi sono diplomato geometra all’istituto Antonietti di Iseo dove, tra le altre cose, sono stato anche rappresentante degli studenti nel mio ultimo anno di scuola. Nonostante gli studi e il calcio ho sempre trovato il tempo per lavorare.

E ho avuto la fortuna di poter lavorare in settori diversi; tutte esperienze che mi sono servite poi, soprattutto per il fatto di aver conosciuto ed avuto a che fare con tante tipologie di persone. Esperienze che mi hanno formato, permettendomi di arrivare qui in Australia con una mentalità già “aperta”. Come ho aperto la mia mentalità? Per alcune estati ho fatto il bagnino, poi per due stagioni ho lavorato in frantoio. Ho lavorato anche per un agenzia che organizzava eventi privati per aziende e compagnie worldwide, nel birrificio di mio zio nel periodo in cui ha deciso di rinnovare il locale, ho fatto il pizzaiolo e anche il bartender durante alcuni eventi.

Sicuramente avrai provato tante emozioni in questi anni! Qual è stato il tuo ricordo più significativo da quando sei a Sydney? 

Sicuramente il ricordo più bello che ho da quando sono qui in Australia, è’ stato il road trip con la mia famiglia. Sono arrivati per le feste di Natale e Capodanno e in 20 giorni abbiamo viaggiato, percorrendo 8000 km tra Brisbane e Melbourne passando, ovviamente, per Sydney. E’ stata una bellissima esperienza; in van tutti insieme dopo due anni che non li vedevo.

Ed in questi venti giorni ho fatto capire loro perché amo questa nazione, perché questa nazione funziona. L’Australia sono “vibes”, vibrazioni; l’Australia è un modo di fare, di ragionare e di vivere. Diverso dal nostro; e solo vivendolo, puoi capirlo.

Parlando della tua famiglia, come hanno accolto la notizia del tuo primo viaggio in Australia? E quella del tuo trasferimento definitivo?

La mia famiglia mi ha appoggiato fin da subito. Mi ha motivato, supportato, consigliato di partire; è stata l’input fondamentale perché io provassi questa esperienza. Avere la  famiglia che ti appoggia è rassicurante e “make you proud”.

Ad oggi posso dirti che ho una voglia esagerata di vedere la mia famiglia e i miei amici; ormai sono 3 anni che non torno in Italia.

Sei riuscito ad ambientarti velocemente in una terra completamente diversa dalla tua? 

Si, fortunatamente sono un ragazzo molto aperto; quando sono non mi sono creato barriere, ma soprattutto non mi sono posto limiti. Sono arrivato a Sydney con una buona base di inglese, anche se, ovviamente, mi sono accorto molto presto delle molte lacune. Parlare la lingua del paese in cui si vive è molto importante per integrarsi; ecco perché, sin da subito, ho iniziato a parlare senza vergogna e non preoccuparmi più di tanto di commettere errori.

Quali progetti avevi quando sei partito, e quali sono i tuoi progetti futuri? 

Sono partito con l’idea  fare un esperienza, la maggior parte dei miei amici avevano intrapreso gli studi o iniziato a lavorare. Io di studiare non ho mai avuto voglia, e prima di iniziare a lavorare in un posto e fare le radici ho voluto provare questa avventura. Diciamo che ho affrontato l’Australia, come se fosse la mia università.

Lavorativamente parlando, mi sono tolto diverse soddisfazioni gestendo alcune pizzerie tra le più famose di Sydney, e questo mi ha portato anche a conoscere alcuni personaggi famosi come Russell Crowe e Rebel Willson.

Next step: riuscire ad ottenere un visto permanente!

Di cosa ti occupi attualmente?

Attualmente gestisco la sezione pizzeria in un ristorante di pesce in una delle zone più in di Sydney, e per suscitare un po’ di invidia in chi mi leggerà, ti dico solo che Russell Crowe abita alla fine del molo. Il ristorante è una nuova apertura, e io ho partecipato con la creazione dei menù. Una curiosità? Abbiamo persino una pizza al caviale da 250$. Cose da matti!

E il vino della “casa”: un ampia selezione di Bellavista.

Pensando al tuo “next step”, quali sono i prossimi passi per raggiungere questo obiettivo?

Ottenere un visto permanente è un processo che richiede anni e sacrifici. Mi ha sempre spaventato l’idea di dover “sacrificare” anni della mia vita per un qualcosa che non ero sicuro di volere. L’ anno scorso, ho finalmente realizzato di voler restare in Australia e questo è l’anno perfetto!

Come è la vita di un franciacortino all’estero? Quali sono le principali differenze con l’Italia? 

Tutto è diverso rispetto all’Italia; questo è un paese che ospita più di 150 nazionalità differenti, tutte integrate in un solo paese. L’Australia è un paese che premia la persona in base alle sue qualità e non al suo cognome. Questo è un paese che crede tanto nei giovani, dove anche un 23enne può avere un ruolo importante in una azienda.

Una grandissima differenza tra l’Italia e l’Australia, è la velocità con la quale vengono prese le decisioni “dall’alto”; lo Stato tutela i propri cittadini e l’esempio che ad oggi è davanti agli occhi di tutti, riguarda proprio come hanno gestito l’emergenza Covid. Le settimane di lockdown sono state soltanto due, e i residenti si sono subito adeguati alle restrizioni imposte.

Raccontaci qualche curiosità su Sydney e l’Australia! 

L’Australia è una terra talmente vasta e con paesaggi differenzi che tutti, dal backpacker al pensionato, vogliono poter godere dell’esperienza di viaggiare tra spiagge e montagne, deserto e foreste pluviali .

Per chi in Italia giocava a calcio, com’è stato trasferirsi in un paese dove il calcio ha cominciato a prendere piede soltanto negli ultimi anni?

Nemmeno a volerlo il mio primo datore di lavoro australiano era il presidente di una società calcistica in un sobborgo di origini italiane. Subito iniziai ad allenarmi per la stagione alternando l’attività fisica al lavoro, ma dopo nemmeno un paio di mesi mi sono rotto il legamento della caviglia e da quel momento non ho giocare in partite ufficiali. Il calcio, qui in Australia, è molto più fisico e meno tecnico rispetto a quello che pratichiamo noi in Italia. Comunque la passione rimane, e così non ho smesso di giocare; ora solo partite a calcetto tra amici.

Ripensando alla Franciacorta, quale luogo ti è rimasto nel cuore? 

Sicuramente il mio posto del cuore è la Croce di Provaglio, un luogo per me sacro da dove puoi godere della vista di tutta la Pianura Padana, la cresta degli Appennini in lontananza e, di notte, le luci delle città di Brescia e Milano.

E se potessi portare qualcosa dell’Australia in Franciacorta, cosa porteresti? 

Semplice! Porterei la Franciacorta in Australia.

Sydney non è così vicina a casa, ogni quanto torni in Italia e come affronti i momenti di nostalgia?

L’ultima volta che sono tornato era il 2018, sarei dovuto tornare nel 2020 per un paio di settimane di vacanza ma la pandemia non me lo ha permesso. I momenti di nostalgia li supero pensando a quanto sono fortunato ad essere qui.

Parlando di attualità, com’è stata vissuta questa pandemia in Australia?

Essendo un isola, per l’Australia è stato abbastanza facile; è stato sufficiente bloccare i voli in entrata per evitare la diffusione del virus. E poi il governo ha imposto regole che fin da subito sono state seguite alla lettera.

Abbiamo avuto due settimane di lockdown a fine marzo 2020 e restrizioni per bar e ristoranti fino ad agosto 2020. Ora la vita è come prima solo con qualche regola di distanziamento sociale.

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