STORIE DAL MONDO – Sergio, un progetto a Stoccolma e poi a Londra. Sempre nel segno della sicurezza informatica.

STORIE DAL MONDO – Sergio, un progetto a Stoccolma e poi a Londra. Sempre nel segno della sicurezza informatica.

Vivere all’estero è sempre stato il sogno di Sergio. Un sogno che inizia a prendere forma nel 2005 quando, a 35 anni, l’azienda per la quale lavora gli propone un progetto a Stoccolma.

Sergio parte con la quasi certezza che la sua esperienza lontano dalla franciacorta sarà di breve durata, ma ha fatto i conti senza l’oste. Ed il destino incrocia la strada dei suoi sogni prolungando l’esperienza svedese per 3 anni al termine dei quali, invece di rientrare, sceglie Londra come nuova meta.

Ed in questa città dove nessuno è forestiero, proprio perché forestieri lo sono tutti, riesce ad ambientarsi in tempi rapidi tanto da riuscire, nel 2012, ad acquistare casa. Tra i suoi progetti futuri … una lunga vacanza sul lago.

Sappiamo che hai lasciato la Franciacorta per il Regno Unito, con destinazione Londra. A che età hai deciso di partire, e cosa ti ha spinto a prendere questa decisione?

Ho sempre avuto il desiderio di vivere all’estero. A Londra ci sono “a tappe”. Nel 2005, avevo 35 anni, l’azienda di Milano per cui lavoravo mi propose un progetto di qualche mese a Stoccolma; il progetto durò 3 anni e nel 2008, al termine dello stesso, invece di rientrare in Italia ho deciso di trasferirmi a Londra.

Sicuramente in questo periodo lontano da casa avrai provato tante emozioni! Qual è stato il tuo ricordo più significativo da quando sei a Londra?

L’ultimo anno è stato sicuramente il periodo più difficile, specialmente tra marzo ed aprile del 2020,  quando le nostre zone sembravano essere l’epicentro mondiale della pandemia. In quei giorni ho davvero temuto il peggio per i miei cari; tutti i giorni sentivo i miei, e ogni giorno mi riferivano di qualcuno che era in ospedale o peggio.

Sei riuscito ad ambientarti velocemente in questa nuova realtà?

Ci sono voluti un paio di mesi ma direi, tutto sommato, si. Londra è una città dove nessuno è forestiero, proprio perché tutti lo sono. Tramite il lavoro, alcune conoscenze che avevo, e gruppi tipo “Meetup”, ho conosciuto parecchia gente nel giro di pochi mesi. Altri fattori che mi hanno aiutato sono il fatto che conoscevo la lingua e che non ho mai perseguito l’idea che i miei nuovi amici dovessero essere italiani pure loro, casomai l’opposto.

Quindi la tua ricerca di amicizie aveva come linea guida quella di conoscere gente che avesse origini diverse dalle tue. Come puoi definire la tua cerchia di amici oggi? E tra loro, è riuscito ad “infiltrarsi” qualche franciacortino?

All’inizio avevo contatti con alcuni amici che conoscevo fin dall’adolescenza e che si erano trasferiti a Londra qualche anno prima. Alcuni di loro sono rientrati in Italia, ma un paio sono ancora qui anche se non ci vediamo da oltre un anno. 

Di cosa ti occupavi in Italia prima di partire, e di cosa ti occupi ora?

Oggi come allora, mi occupo di sicurezza informatica. Lavoravo per un’azienda di consulenza a Milano, ed uno dei miei primi progetti era legato alla prima edizione del Grande Fratello. Per mia fortuna, la sicurezza su internet è da lungo tempo una delle competenze più richieste. Questo ha facilitato il mio trasferimento consentendomi di avere un lavoro ancora prima di arrivare. 

Quali progetti avevi quando sei partito, e quali sono i tuoi progetti futuri?

Come dicevo a Stoccolma avrei dovuto restarci solo per pochi mesi anche se sotto sotto speravo le cose sarebbero durate un più a lungo.  Mentre per Londra, sapevo che sarebbe stata una cosa più a lungo termine. Da allora sono successe molte cose; nel 2010 ho conosciuto Mary e nel 2012 abbiamo comprato casa insieme dove viviamo insieme ai nostri due gatti. E per non dimenticare le mie origini, ho scelto per loro due nomi che mi ricordano casa: Pirlo e Spritz. Il mio progetto rimane quello di tornare in Italia quando smetterò di lavorare, magari sul lago e godermi, fino a quando potrò, una lunga vacanza.

Sempre parlando di progetti, in questi tuoi anni lontano da casa, non hai mai avuto paura di non farcela?

Ci sono stati momenti non facili. poche settimane dopo il mio arrivo (Agosto 2008) è scoppiata la crisi dei mutui (o credit crunch), ricordo che c’erano persone che uscivano dall’ufficio con i loro effetti personali in una scatola, per fortuna mia la mia azienda aveva un paio di progetti in corso e me la sono cavata. 

Come è la vita di un franciacortino all’estero? Quali sono le principali differenze con l’Italia?

La vita all’estero è un po’ come cercare l’equilibrio tra l’entusiasmo di esperienze completamente nuove ed eccitanti e la nostalgia per quello che ci si è lasciati alle spalle. La maggiore differenza con l’Italia per me sta nel fatto che qui chiunque può fare strada e carriera in qualunque settore; non ci sono pregiudizi legati al titolo di studio, all’età o simili. Qui puoi iniziare lavando i piatti e in pochi anni trovarti a gestire una catena di ristoranti; io questo in Italia non l’ho sperimentato.

Londra è una città impressionante, me ne sono innamorato la prima volta che ci sono venuto nel 1999, qui trovi e conosci gente da ogni parte del mondo con storie a volte incredibili, tradizioni e culture che nemmeno ti immaginavi. Il tutto unito ad una vita frenetica e ad una città che non si ferma mai. Il traffico delle 4 del martedì mattina, somiglia all’ora di punta da noi.

Raccontaci qualche curiosità sul Regno Unito ed in particolare sulla località in cui ti trovi!

Si dice che Londra sia una città grigia dove piove sempre; falsi miti del passato. E’ vero che piove spesso, ma non significa che piove molto; difficilmente vivi periodi in cui piove ininterrottamente per giorni, come può succedere da noi a maggio. Sul grigio poi… Londra è piena di parchi enormi, angoli verdi o, come la zona dove vivo io, di gente che vive sulle barche nei canali o nelle vecchie aree di quello che era il porto.

Ripensando alla Franciacorta, quale luogo ti è rimasto nel cuore?

Il lago, con i suoi moltissimi ricordi, è senza dubbio quello che occupa lo spazio più grande; dalle serate sul lungolago, alle cene o alle uscite in barca con amici per farsi una nuotata oppure, per lunghe domeniche in barca a vela.

Quali sono i tuoi rapporti con la Franciacorta, e ogni quanto torni?

La Franciacorta rimane un luogo magico, dalle colline al lago, la vicinanza con le montagne, il cibo e ovviamente il vino. In più tutta la mia famiglia è ancora lì. In genere rientro ogni 3-4 mesi per un weekend, anche se recentemente è stato più difficile.

Parlando della tua famiglia, come hai comunicato a loro la tua decisione di partire? E qual è stata la loro reazione?

I miei hanno sempre saputo che avevo questo sogno di vivere all’estero; fin dai tempi dell’Università quando, la sera, prendevo lezioni di Inglese. E quando è venuto il momento di partire non è stato un problema. 

Sempre parlando di famiglia, sicuramente in questi anni avrai sentito la nostalgia di casa. Come sei riuscito a superare questi momenti?

Sono sempre riuscito a bilanciare la nostalgia per le cose che mi mancano con l’entusiasmo delle cose nuove. Certo mi mancano la mia famiglia  e i miei amici; con la prima ci sentiamo regolarmente almeno una volta la settimana e ogni volta che torno si organizza una cena, naturalmente in Franciacorta; la serata finisce spesso con racconti dei vecchi tempi e di vacanze con gruppi di 10 e più persone e viaggi di centinaia di chilometri in macchina.

Se potessi portare qualcosa di Londra in Franciacorta, cosa porteresti?

La moltitudine di culture che ci sono qui. 

Anche in Franciacorta abbiamo una moltitudine di culture. Cosa ci differenzia da Londra?

Direi il fatto che qui tutte queste culture integrate fanno parte della quotidianità, in ufficio ti trovi con persone dello stesso team che vengono da tutto il mondo, con diverse tradizioni, religioni, storie. La stessa cosa accade nella cerchia di amici o dei vicini di casa. 

E della Franciacorta a Londra?

Alcuni ristoranti che ci sono lì, senza fare nomi; quei posti dove mangi ottimo cibo, poco pretenzioso e ad un buon prezzo.

Parlando di attualità, come hai vissuto e come è stata gestita questa pandemia a Londra?

All’inizio il primo ministro Boris Johnson se n’è uscito con quella storia sull’immunità di gregge; questo quando l’Italia era nel pieno della crisi. In quel momento è stata la prima, ed unica, volta in cui ho pensato che avrei potuto lasciare il Regno Unito. Poi, però, le cose sono cambiate e specialmente dall’autunno scorso la gestione è stata, secondo me, esemplare. Un lockdown totale da gennaio fino a marzo, unito ad una strategia del vaccinare il maggior numero di persone con la prima dose. Al momento siamo arrivati ad avere un decimo dei casi giornalieri che ha l’Italia a fronte di un numero di tamponi maggiore di 3-4 volte.

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