Di Mara Galeazzi e dei suoi primi viaggi come franciacortina all’estero, ricordo che ne ho sentito parlare la prima volta agli inizi degli anni novanta sugli autobus di linea che traghettavano noi giovani studenti dalle nostre residenze agli istituti scolastici scelti, e viceversa. Ed in questi viaggi, a volte resi interminabili solamente dal traffico mattutino, alcune ragazzine di Coccaglio parlavano di Mara, del suo desiderio di diventare una ballerina, e di quel suo coraggio che l’aveva spinta a lasciare sia il suo paese che la “vicina” Milano, per volare a Londra alla ricerca di quel sogno chiuso nel cassetto.

Da quei giorni, è passato oramai più di un quarto di secolo e Mara, in questo arco di tempo, non solo ha realizzato il suo sogno, ma ha collezionato premi, onorificenze e messo solide basi a progetti benefici di cui la sua arte è protagonista. 

E con la stessa leggerezza ed eleganza con le quali ha messo in mostra la sua arte interpretandola nei più importanti teatri di tutto il mondo, ha accettato il nostro invito a raccontare la sua esperienza

Buongiorno Mara. Sappiamo che, appena maggiorenne, hai lasciato Coccaglio per Londra. Cosa ti ha spinta a prendere questa decisione?
Si, prima ho lasciato il mio caro paese Coccaglio e poi Milano, perché non potevo perdere la grande occasione che mi si stava presentando: entrare a far parte del Royal Ballet, la prestigiosa compagnia di danza.

Londra: tanti anni, e tante emozioni! Qual è stata la tua più grande paura e quale il tuo ricordo più significativo?
Londra è una città che, credo, tanti di noi vorrebbero visitare. Ed io mi ritengo molto fortunata. L’emozione che ho provato a far parte del Royal Ballet è indescrivibile. Ma la mia paura non è stata quella di andare in un paese dove parlano una lingua diversa, ma di non riuscire a raggiungere il mio obiettivo di diventare una ballerina dopo tutti i sacrifici che hanno fatto i miei genitori per aiutarmi a realizzare questo sogno.

Sei volata a Londra per cogliere al volo questa grande occasione. Ma cosa significa entrare a far parte del “Royal Ballet” per chi ama la danza?
Io credo che un’opportunità così grande, non capiti spesso. E per questo, mi ritengo molto fortunata ad essere entrata a far parte di una compagnia così prestigiosa, dalla quale sono passati tanti dei più grandi artisti.

Per di più, il repertorio di questa compagnia è molto vasto, tant’è che ci sono spettacoli per ogni settimana di tutto l’anno. A livello artistico, entrare a far parte di questa compagnia, è stato molto importante per crescere come ballerina; qui ho trovato ed ho potuto intraprendere un percorso educativo con un livello di altissima qualità


Una metropoli, al cospetto di un piccolo paese di provincia. Sei riuscita ad ambientarti velocemente in una nuova città?
Mi sono ambientata senza nessuna difficoltà, almeno credo. Era troppa l’emozione ed ero molto impegnata a danzare 🙂

Quali progetti avevi quando sei partita? E quali sono i progetti futuri?
Quando sono partita non avevo idea di cosa aspettarmi per me era l’inizio di un viaggio, di una carriera da lanciare, di un futuro (seppur lontano da casa) tutto da scrivere.

E per quanto riguarda i progetti futuri, ce ne sono tanti. Il primo è quello di continuare i miei allenamenti per tenermi sempre in forma

Sto lavorando su un progetto con la scrittrice Nadia Busato e il coreografo Matteo Levaggi che purtroppo è stato bloccato da questa pandemia

Ho cominciato recitazione con l’attrice di teatro Monica Maiorino durante il lockdown con la speranza un giorno di poter recitare in uno dei miei progetti di coreografia.  Il 14 maggio farò uno studio spettacolo di recitazione online dal vivo su il monologo “Il Bell’indifferente” di Jean Cocteau e Monica è una grandissima insegnante che mi sta dando tanto coraggio. Purtroppo tutto quello che sta succedendo e, di conseguenza, questo lockdown mi hanno fatto perdere molti progetti, ma direi che la recitazione, anche se a distanza, mi sta dando tante stimolazioni

Tra i progetti “persi” per colpa del lockdown, ce n’è qualcuno in particolare di cui ci vuoi raccontare qualcosa?
Si. Purtroppo, per colpa di tutto quello che sta succedendo a livello mondiale per colpa di questa pandemia, ho perso, tra tanti altri, due progetti molto importanti.

Il primo è il nuovo balletto ispirato dal libro di Nadia Busato “Non sarò mai la brava moglie di nessuno”, che ha preso spunto dalla vita di Evelyn McHale, con la coreografia di Matteo Levaggi; un lavoro che è nato da una collaborazione tra me e Nadia.

Il secondo, invece, è un lavoro che avevo cominciato a Londra; la messa in scena di una mia coreografia con il ballerino Jason Kittelberger.

Ed al momento sto lavorando con Fabula Collective per la realizzazione di due progetti, che speriamo di riuscire a mettere in scesa prima della fine di questo 2021 .

Sempre parlando di progetti, nel futuro di Mara ci sarà spazio anche per una scuola di danza in Franciacorta?


Ma, direi che in questo momento non ci sono progetti per una scuola. Non perché non voglio, ma perché credo di non essere ancora pronta a lasciare il palcoscenico per prendere delle responsabilità per una scuola.

Per più di vent’anni, protagonista della danza mondiale. Quali sacrifici ti sono costati più fatica? Un consiglio a chi vuole seguire le tue orme?

Certo la fatica di stare lontano dalla famiglia ma se ami veramente la tua professione non diventano più sacrifici. Un consiglio? Se credi che il tuo sogno si possa realizzare, allora leva l’ancora, abbandona il porto sicuro, e cattura il vento. Perché se puoi sognarlo, puoi farlo.
Un percorso lavorativo che, nel corso degli anni, ti ha portata ha ricevere premi ed onorificenze tra cui quella di “Cavaliere del Lavoro”. Cosa vuol dire per te rappresentare l’Italia a livello mondiale?

Io sono molto fiera di essere italiana e, al tempo stesso, sono fiera di aver portato le mie origini e fatto conoscere il mio paese nel mondo. Ma una cosa che non dimenticherò mai è che l’Inghilterra mi ha accolta a braccia aperte, soprattutto per quanto riguarda il mondo dell’arte

Londra, ma anche Parigi, New York, Mosca, Stoccarda, Tokyo, Roma. Quale di questi teatri ti ha dato l’emozione più grande?

Mosca!!! Un sogno di tanti danzatori.

Tra i progetti realizzati, troviamo anche la fondazione “Dancing for the Children”. Cosa ti ha spinta a dare vita a questa fondazione?
Una cosa che ho sempre desiderato sin da bambina, era quella di aiutare i bambini in Africa e così ho deciso di utilizzare la mia arte per dare vita ad un progetto benefico.

Come è la vita di un franciacortino all’estero?
Mi manca il mio paese per tanti aspetti: il calore delle persone, le passeggiate sul lungo lago, il nostro cibo e tutte le bellezze che ci circondano.

Quasi trent’anni lontana dal tuo paese; come si supera la nostalgia di casa nei momenti più difficili?

Si, trent’anni sono tanti. Ma in tutto questo tempo, non ho mai smesso di tornare e, soprattutto di tenere strette tutte le mie amicizie.

Momenti difficili ci sono anche quando si è vicini alla famiglia l’importante ed essere vicini con il cuore .

Prima Londra, ed oggi Mascate! Quali curiosità puoi raccontarci su queste due città protagoniste della tua vita?


Beh direi molto diverse e allo stesso tempo direi affascinanti entrambi.

La vita a Mascate è tranquilla, non ci si ammassa sulle strade come in città a Londra. C’è un senso di pace che a volte, anche se noiosa, ti aiuta a pensare. Il mare, il deserto e le montagne danno questo senso di solitudine e a volte mi manca la vera città dove anche se sei da sola seduta ad un bar non ti senti sola.

Qui a Muscat, invece, mi mancano tante cose ma c’è anche una cosa certa e bellissima al tempo stesso; per le strade non trovi né violenza, né cattiveria.

Ripensando alla Franciacorta, quale luogo ti è rimasto nel cuore?

Il Lago di Iseo. E’ un posto che adoro e dove ho tanti ricordi della mia adolescenza. Solitamente è il primo luogo che torno a visitare quando torno in Italia.


Inghilterra e Oman; se potessi portare qualcosa di questi due stati in Franciacorta, cosa porteresti?

Tutte e due le culture da questi due paesi completamente diversi.

Qual è oggi, il tuo rapporto con l’Italia?
Sono sempre vicina al mio paese anche se per tanti anni ho vissuto all’estero.

Concludiamo con una domanda di attualità. La danza, come le arti in generale, è uno dei settori più colpiti da questa pandemia; come viene vissuta questa situazione da chi, di punto in bianco, ha visto bloccarsi il suo lavoro e la sua passione?
Devastante!!!! Ma una delle cose positive che ho notato in noi artisti è che ci siamo dovuti inventare per mantenersi e questo sarà un beneficio quando ritorneremo nel nostro mondo

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