Federica e il Messico, un amore sbocciato in due mesi e che oggi rimane il grande sogno nel cassetto. Un’esperienza vissuta grazie ai docenti universitari che l’hanno spinta verso Città del Messico in modo da poter sviluppare meglio la traccia della sua tesi magistrale.

E di quell’esperienza durante la quale ha raccolto molto, non solo materialmente per il suo lavoro, durata quanto il passaggio di Speedy Gonzales, Federica porta ancora nel cuore la gente i colori ed i luoghi.

Oggi vive in Franciacorta ed è legata a questa terra da un lavoro e, soprattutto, dal mutuo. Ma come sottolinea lei, sogna in grande e nulla le impedirà di riprovare.

Sappiamo che hai lasciato la Franciacorta per il Messico; da quale paese sei partita e quale città è diventata la tua nuova casa?

Sì, l’ho lasciata, ma, purtroppo, solo per un breve periodo della mia vita. Sono partita nel 2012 da Passirano per andare a Città del Messico con l’obiettivo di scrivere la mia tesi di laurea magistrale.

A che età hai deciso di partire, e cosa ti ha spinto a prendere questa decisione?

Era appunto il 2012 e avevo 23 anni. Avevo voglia di fare un’esperienza all’estero che fosse “fruttifera” per me e per i miei studi. Sono stati i miei docenti universitari a spingermi verso Città del Messico.

Come si è svolto e quanto è durato il tuo percorso formativo in Messico?

Il mio percorso formativo in Messico è durato poco più di due mesi, per poi proseguire a distanza durante la fase di stesura della tesi. In quel periodo, tutte le mattine mi recavo in Università per fare ricerca, partecipare a riunioni, tenere lezioni e assistere a convegni.

Come hai comunicato alla famiglia questa tua decisione di partire? E qual è stata la loro reazione?

Semplicemente era un desiderio che coltivavo da un po’. Loro lo sapevano ma diciamo che la meta è stata fonte di preoccupazione, soprattutto per mia madre. Mio papà era piuttosto orgoglioso e mio fratello invece ha sempre detto fin da subito che avrebbe sentito la mia mancanza (e così è stato).

Sicuramente in questo periodo lontano da casa avrai provato tante emozioni! Qual è stato il tuo ricordo più significativo da quando sei in Messico?

Non ho un ricordo in particolare, è stato tutto così intenso e pieno di emozioni. La gente, i colori, i luoghi. È un paese magico.

Sei riuscita ad ambientarti velocemente in questa nuova realtà?

Sì, senza problemi. Sono una persona estroversa ed espansiva.

Quali progetti avevi quando sei partita, e quali sono i tuoi progetti futuri?

Il mio progetto era quello di collaborare con la UNAM (Universidad Nacional Autónoma de México) per sviluppare un progetto di ricerca che avrebbe poi portato alla stesura della mia tesi. Ammetto che mi piacerebbe tornare per un dottorato, ma non è così semplice.

Quali sono gli ostacoli che al momento impediscono un tuo ritorno in Messico per un dottorato?

Li hai definiti proprio con il nome giusto: ostacoli. Oltre al covid, il fatto che qui in Franciacorta ho un lavoro e, soprattutto, un mutuo. Oltre a questo l’iter di selezione molto duro. Ma questo non mi impedirà di provare!

Di cosa ti occupavi in Italia prima di partire, e di cosa ti occupi ora?

All’epoca studiavo “Diritti dell’uomo ed etica della cooperazione internazionale” e lavoravo part time all’outlet Franciacorta. Ora lavoro in una cooperativa sociale a Brescia.

Sempre parlando della tua laurea, cosa ti aspetti dal futuro?

Mi piacerebbe svolgere il ruolo di ricercatore nel settore dei diritti umani, per questo vorrei puntare ad un dottorato. Per avere delle basi solide da cui partire.

E parlando della tua crescita professionale, dove vedi il tuo futuro? In Franciacorta o all’estero?

Mi piace sognare e, soprattutto, farlo in grande. Quindi ti dico che mi piacerebbe che il futuro mi riportasse in Messico, precisamente a Coyoacán, in Città del Messico.

Come è la vita di un franciacortino all’estero? Quali sono le principali differenze con l’Italia?

Prima cosa il cibo, ovviamente trovavi cose molto buone, ma come si mangia a casa non si mangia da nessun’altra parte. Zero bolle buone… Però a livello di vissuto è stato abbastanza semplice. Come sempre mi sono divisa tranquillamente tra nuove amicizie, lavoro, studio. Ovviamente con più attenzione, trattandosi di una città estremamente pericolosa.

Raccontaci qualche curiosità sul Messico…

Curiosità… Beh una cosa per me curiosa è che mangiano le cavallette fritte con una spruzzata di lime!

Oltre alle “cavallette fritte”, hai altre curiosità da raccontarci?

Che dire, il Messico di per sé è una curiosità unica. Si viene catapultati in un ambiente unico, pieno di colori, gente davvero unica e tradizioni e credenze incredibili come la feste del giorno dei morti, le lunghe processioni durante le feste della Vergine di Guadalupe, le minoranze etniche e le loro tradizioni, il background culturale. È veramente saturo di curiosità. Per esempio, il giorno dell’8 dicembre, se non erro, è il giorno della “Virgen de Guadalupe” e migliaia di persone partono in pellegrinaggio da vari luoghi della nazione per arrivare al distretto federale di città del Messico, al tempio. In autostrada vedi camion pieni di persone in viaggio, pick-up con sopra gli altari dedicati alla Madonna. È una cosa incredibile.

Mentre eri in Messico, sicuramente pensavi anche alla Franciacorta, quale luogo hai messo fra i bagagli quando sei partita?

Mentre ero la pensavo tantissimo al mio amato lago di Iseo

Sempre pensando alla Franciacorta, come si superano le difficoltà causate dalla nostalgia di casa?

Tenendosi impegnati e facendo tante lunghe videochiamate.

Hai detto che la nostalgia si supera anche tenendosi impegnati; tu come ti tenevi impegnata?

Beh, io ho approfittato dei momenti liberi per fare la turista! Ho visitato molto la città e le piramidi di Tehotiuacan.

In questa tua esperienza messicana, hai avuto contatti con altri conterranei?

Onestamente, no. E sono contenta di questo, perché così ho potuto vivere al cento per cento questa bellissima avventura.

Quali sono i tuoi rapporti con la Franciacorta?

Beh! Ormai sono fissa qua da un bel po’ ed il rapporto è abbastanza intimo. Sarà colpa del mutuo?  

Se potessi portare qualcosa del Messico in Franciacorta, cosa porteresti?

I colori, la gente… i tacos e la tinga de pollo!

E della Franciacorta in Messico?

Le bollicine e i nostri salami!

Parlando di attualità, come hai vissuto e come è stata gestita questa pandemia in Messico?

Sono in contatto con diversi amici, che sento spesso e so che non è stato facile. Soprattutto perché molta gente lavora per strada (vendendo cibo o oggettistica) ed, essendo spesso l’unica fonte di reddito, sono stati esposti al contagio. È una situazione difficile, nonostante in Città del Messico si siano organizzati molto bene a livello di posti letto. Ora sono partiti con i vaccini e sono a buon punto!

Ad oggi, qualche tua conoscenza ha seguito le tue orme e si è recata all’estero per completare il percorso di studi?

All’epoca altre mie due compagne di corso si sono recate all’estero. Una in Ecuador e un altra in Mozambico, se non ricordo male.

Concludiamo con un consiglio. Dopo la tua esperienza, che da quanto abbiamo capito rifaresti subito, cosa puoi suggerire a chi al termine del suo percorso di studi è indeciso se completarli in Italia o se andare all’estero?

Partire, partire e partire! Solo così ci si può veramente arricchire e completare il proprio percorso. E, anzi, se si ha la possibilità di restare, non esitate e buttatevi. Siete sempre in tempo per tornare a casa!

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