Ciao! Quest’oggi ti conduco a visitare uno dei più organizzati e meglio
articolari musei etnografici del bresciano: il museo agricolo e del vino
Ricci Curbastro di Capriolo, che ti racconterà la storia rurale della
Franciacorta e dei suoi vini, ma non solamente: perché in esso scoprirai
molti particolari e usanze interessanti, che ti faranno comprendere
l’unicità di questo territorio incastonato tra lago d’Iseo, pianura,
fiume Oglio e città.

L’ingresso del museo

Il museo è attualmente visitabile su prenotazione e secondo le norme
vigenti.

A fondare l’ente espositivo che si trova nella proprietà della splendida
cornice del terreno adiacente a Villa Evelina, è stato nel 1986
Gualberto Ricci Curbastro, che tutti chiamavano semplicemente “dottore”,
nobile di nascita ed ex militare giunto in Franciacorta durante la
seconda Grande Guerra. Fu lui, con altri dieci sognatori che nel 1987
immaginò la denominazione di origine per i vini prodotti con le uve che
crescevano nella zona.

Una delle sue più importanti creature è stato ed è il museo: un lascito
importante, oggi seguito con amore e dedizione dal figlio Riccardo e dai
tre nipoti, che non tralasciano di ideare iniziative e continuare a
ampliare e rinnovare la collezione.

Alle tre sale realizzate inizialmente ristrutturando fienile, scuderie e
porticati costruiti nel 1875 dall’architetto eclettico Antonio
Tagliaferri, seguendo le esigenze di crescita non solo della raccolta ma
anche delle attività museali, sono stati aggiunti nel 1995 la sala
espositiva e per conferenze (100 posti, 220 mq, più servizi tecnici) ed
un percorso espositivo anche in cantina. Nel 2001 è stata completata la
nuova biblioteca 80 mq con scaffali per oltre 2500 volumi. Recentemente
sono stati creati un archivio e iniziati interessanti studi sulla storia
locale e sulle famiglie nobili del posto. L’esposizione comprende oggi
oltre 3mila oggetti.

Sono certa che visitare il museo Agricolo e del Vino Ricci Curbastro ti
appassionerà, poiché da uno spaccato lucido e realistico di come
venivano prodotti i vini franciacortini che bene si sposa con le moderne
tecnologie usate in cantina. Tra gli spazi più emozionanti vi sono la
sala e gli spazi dedicati all’enologia dedicata all’attività dei
vignaioli: contadini forse ruvidi ma dalle grandi capacità e dal grande
cuore. Il cuore della storia vitivinicola della Franciacorta raccontato
da pezzi unici come un torchio orizzontale del 1893 costruito da Arnaldo
Zanelli a Palazzolo s/O, un torchio dal grande basamento in pietra
arenaria grigia proveniente dalla cava del Vanzago in Capriolo
(Brescia), ed ancora un torchio idraulico della fine del XIX secolo,
torchi montati su carri trainati da cavalli, una tra le prime
pigiadiraspatrici costruita nel 1895 dai Fratelli Vitali a Villongo Sant’ Alessandro nella vicina Valcalepio: terra sorella della Franciacorta,
anch’essa affacciata sulle sponde dell’Oglio.

La parte che preferisco e in cui vorrei accompagnarti è, però, quella
dell’antico fienile, dedicato alle attività artigianali di un tempo:
come la filatura, la tessitura, le macchine per il cordame e la
falegnameria. Ma non mancano utensili da cucina, trappole per topi tra
cui alcune molto curiose, il banchetto del ciabatti, alcuni scaldaletto
tra cui “la monega” (fatta di legno e in cui si mettevano delle braci
ardenti), come veniva chiamata nel dialetto locale, ferri da stiro e
persino bottigliette pensate per rendere frizzante l’acqua.

Ci sono poi una sala dedicata alla veterinaria, con tanti attrezzi usati
per la cura degli animali, antichi gioghi e attrezzi per la lavorazione
del legno.

Nella sala conferenze non mancano, invece, ricordi dell’allevamento del
baco da seta e della produzione di filati, importantissimi per
l’economia locale. Si potranno vedere pure oggetti legati alla
pastorizia, vecchi giocattoli e baionette trasformate in oggetti per
l’uso quotidiano.

Un luogo, insomma, che sono certa ti piacerà. Non scordarti, entrando,
di guardare gli edifici progettati dall’architetto Tagliaferri, che ha
portato il suo estro in Franciacorta, dando, per esempio, alle vecchie
stalle e al fienile un’impronta montana, protesa verso i paesi
germanici.

Una nota personale: questo nostro posto è dedicato al mio caro dottor
Gualberto. Come vede Dottore, la sua “piccinina” (lui mi chiamava così)
non la dimentica.

Museo Agricolo e del Vino Ricci Curbastro
Via Adro 37 – Capriolo (BS)
tel. 030 736094

www.riccicurbastro.it
info@riccicurbastro.it
Ingresso a pagamento

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