Riccardo lo abbiamo visto crescere. Ed oltre alla sua passione per il Milan che portava sul campo da calcio dell’Oratorio di Erbusco dove cercava di emulare le gesta dei vari Gullit, Rijkaard e Van Basten prima, e Papin poi, ha sempre sognato di poter viaggiare proprio come facevano i suoi campioni preferiti.

Sappiamo che hai lasciato Erbusco, destinazione Parigi. Cosa ti ha spinto a prendere questa decisione?

La voglia di confrontarmi con una città così importante e dinamica come Parigi, la curiosità di vivere una cultura ed un modo di vivere diverso dal nostro.

Questi sono i due fattori che mi hanno spinto a scegliere Parigi, oggi sono più di due anni che ho il privilegio di vivere in questa città.

Facendo un passo indietro vediamo che la tua voglia di scoprire il mondo ti ha portato in luoghi così diversi fra loro. Dall’Australia a Dubai, passando per Londra, Kiev, New York, Lisbona e Berlino. Sono stati solamente viaggi di piacere oppure ne hai approfittato per formarti professionalmente?

Viaggiare, oltre che ad essere una grande passione, fa parte anche del mio lavoro e ne sono grato. Crescendo ho voluto conoscere culture diverse e destinazioni, ai miei occhi ancora sconosciute; tanti sono i paesi che ho avuto la fortuna di scoprire, e di tutti conservo un ricordo speciale. Da Baku a Riyadh, a Mosca o Sidney, a Los Angeles.

A Mosca

Un’esperienza che ricordo con grande piacere è un viaggio in macchina in Australia, dove insieme a mio fratello Fabrizio, il vero gypsy della famiglia, abbiamo scoperto la Tasmania.

Riccardo in Tasmania

Due anni a Parigi, con la certezza di aver provato tante emozioni diverse tra loro. Qual è stato il tuo ricordo più significativo?

Il ricordo più significativo è stato quando ho ottenuto la conferma di poter affittare un appartamento. Sembrerà strano, ma qui il processo è lungo e molto complicato.

Ho ricevuto risposte negative e me ne domandavo il motivo. Così ho scoperto che qui il proprietario di casa/appartamento ha (nell’era pre-covid) la possibilità di scegliere a chi affittare il suo appartamento.

Devi presentare carte, attestazioni varie e anche se hai tutto in regola non è detto che il risultato sia quello sperato, bisogna perseverare.

Un viaggiatore esperto come te, non dovrebbe aver avuto problemi ad ambientarsi in una nuova città; ma nulla è scontato. Cosa ci racconti in merito?

Si, non ho avuto problemi. Parigi è una citta molto accogliente e, soprattutto, bellissima; i parigini un po’ meno (scherzo ovviamente).

Quali progetti avevi quando sei partito, e quali sono i tuoi progetti futuri?

Parigi è stata un’opportunità che ho colto senza pensarci, un’opportunità unica per me a livello personale e professionale.

Il timing non è stato perfetto per via della pandemia scoppiata a Marzo dello scorso anno ma sinora sono completamente soddisfatto della mia scelta.

Al momento non mi vedo altrove ma con il mio lavoro non si sa mai.

Parliamo del tuo lavoro. Di cosa ti occupi a Parigi e quale percorso hai intrapreso per raggiungere questo risultato?

A Parigi, insieme al mio team, abbiamo aperto un nuovo albergo della compagnia italiana J.K. Place, che si trova nell’iconica Rive Gauche, a due passi dal Musée D’Orsay. J.K. Places è una “piccola catena” di small luxury boutique hotels ( Roma, Capri ed appunto Parigi) molto conosciuta soprattutto all’estero.

Cartolina da Parigi

La cura dei dettagli, la passione nel servire i nostri ospiti e l’eleganza e la raffinatezza dei nostri interiors fa dei J.K. un brand di grande successo.

Il percorso che mi ha portato qui è stato interessante, non facile e pieno di insidie. Ho iniziato a L’Albereta (che per me è casa) e dopo diversi anni tra la Franciacorta e la Maremma e tanti, numerosi viaggi, ho colto la possibilità di trasferirmi a Parigi.

Un bel salto ma nella vita chi non risica non rosica.

Come è la vita di un franciacortino all’estero? Quali sono le principali differenze con l’Italia?

Diciamo che è piuttosto normale, in questo particolare momento abbiamo ancora delle restrizioni dovute al covid quindi la vita sociale è limitata.

Altrimenti Parigi è molto attiva ed i parigini amano la loro città e la vivono a pieno, brasserie affollate, musei, esibizioni, gallerie d’arte… insomma, qui non ci si annoia.

La principale differenza sta nella mentalità e nella cultura, noi Italiani per quanto concerne la mia esperienza posso dire che siamo molto più dediti al lavoro, difficile per me abituarsi.

Parigi, qualche curiosità sulla città in cui vivi ora!

Ce ne sarebbero tante, mi piace sempre raccontare il famoso “Marche’ Aux Puces Saint Ouen”, a nord di Parigi, un mercato delle pulci speciale.

Ci vado spesso, abbiamo acquistato diversi pezzi unici per l’albergo per cui lavoro ed ogni volta rimango affascinato, è un luogo che invito tutti a scoprire.

La tour Eiffel

Aperto solo nei week-end si trova davvero di tutto ed è obbligatorio provare il famoso “pain perdu” dolce tipico francese che viene servito nelle brasserie tipiche del mercato.

Cambiando zona della città vi porto a Saint Germain, una delle mie zone preferite, mi piace camminare e perdermi tra le piccole vie in cui si trovano gallerie d’arte, negozi di libri e parchi nascosti, Rue de Furstenberg è una delle mie preferite.

Ripensando alla Franciacorta, quale luogo ti è rimasto nel cuore?

Casa è casa, quindi rimane sempre nel cuore e quando si è lontani la si apprezza molto di più.

Quando torno mi piace “sgargiare” come dice un amico di famiglia sul Monte Orfano e spendere tempo con amici e famiglia.

Momenti di relax

E se potessi portare qualcosa di Parigi e della Francia in Franciacorta, cosa porteresti?

Non lo so, d’istinto direi lo champagne ma noi in Franciacorta ci difendiamo bene, seppur due prodotti ben diversi. E poi – e ce lo dice ridendo –, la Gioconda, del resto è nostra!

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