Stefano Caputo, classe 1974, lascia l’Italia e la sua Palazzolo agli inizi del 2005 a causa dello stress dovuto da un lavoro che lo teneva impegnato 7 giorni su 7, dal tempo libero che scarseggiava e dalla perdita del padre. E così prende il coraggio a due mani e comunica alla madre la sua intenzione di trasferirsi in Messico.

Tra i bagagli porta con se un progetto ambizioso, ma ad un certo punto qualcosa va storto e si deve reinventare. Oggi, dopo aver corso anche tra i professionisti, ha trasformato la sua passione per le moto nel suo lavoro, organizzando tour.

E quando parla del suo futuro e della Franciacorta…

Sappiamo che hai lasciato Palazzolo per il Messico. A che età hai deciso di partire, e cosa ti ha spinto a prendere questa decisione?

Avevo poco più di trent’anni quando, stanco dell’Italia, ho deciso di cambiare. O meglio, ho proprio scelto di andarmene per ricominciare una nuova vita.

Di quell’Italia che ti ha stancato, parliamo quindi del periodo tra la fine degli anni ’90 e gli inizi del 2000, cosa ti ha convinto a lasciare tutto e ricominciare da un’altra parte?

Ho lasciato l’Italia nel gennaio del 2005. Il lavoro era sempre più difficile e impegnativo e mi “rubava” ogni giorno della settimana; sono arrivato a lavorare 7 giorni su 7. E così, mi sono chiesto a cosa servisse avere una bella macchina nel garage non avendo il tempo di usarla. Ma un’altra domanda che mi frullava nella testa, riguardava le ferie estive; 15 giorni all’anno e dimenticarle appena rientrati al lavoro, valevano davvero tutto quello che stavo facendo?. Ma la cosa che mi ha spinto a cambiare vita, è stato vedere mio padre faticare col lavoro tutta la vita per poi, al raggiungimento di qualche obiettivo e dopo essere riuscito a mettere da parte qualcosa, essere portato via da noi da un infarto.

Oggi ti trovi in Messico; sei qui da quando hai lasciato l’Italia o prima hai vissuto da altre parti? E cosa ti ha convinto a scegliere il Messico?

Sono arrivato subito qui in Bassa California, un posto che ho scelto in base ai progetti che avevo, per ricostruirmi una vita qui. Ho scelto il Messico, perché avevo in mente un progetto che volevo sviluppare.

Sicuramente in questo periodo lontano da casa avrai provato tante emozioni! Qual è stato il tuo ricordo più significativo da quando sei in Messico?

Di ricordi ne ho davvero tanti, ma i più importanti riguardano le soddisfazioni per le gare vinte.

A volte per ambientarsi in una nuova città, ci vuole tempo. Sei riuscito ad ambientarti velocemente in questa nuova realtà?

Per quanto mi riguarda, ambientarmi qui è stato facile. I messicani mi sono piaciuti subito; e tra le cose che ho apprezzato di più di questa popolazione è il fatto che sono sempre allegri e si divertono.

Quali progetti avevi quando sei partito? E quali sono i progetti futuri?

Avevo alcuni grandi progetti. Forse, davvero troppo grandi… e forse per questo sono andati male e mi sono dovuto reinventare. Il futuro? Ad oggi è una bella incognita quindi, prima di pensare a domani, è meglio vivere l’oggi.

Hai parlato di grandi progetti. Cosa puoi raccontarci?

Un terreno davanti al mare, dove abbiamo cominciato a costruire un piccolo hotel. Purtroppo, però, quell’idea è naufragata quando ho perso tutto a causa di alcuni problemi sulla proprietà della terra. E da lì, ho dovuto ricominciare da capo e reinventarmi. Anno nuovo, vita nuova e … nuovo lavoro.

Raccontaci un po’ della tua esperienza in Messico.

Oggi, con la mia società, la Cóndor Baja Tours, mi occupo di turismo noleggiando quad e facendo tours per tutta la baja con moto Ktm. E parlando di quad, qui nel 2006 ho cominciato a correre le gare, quasi per gioco prima di trovarmi catapultato nella Classe Pro (professionisti) dove ho ottenuto anche dei buoni risultati.

Il mondo dei motori e la moto in particolare, rimangono la mia passione. Ma pur avendo smesso di correre, sono sempre molto vicino al mondo delle gare con la preparazione delle moto per un team. Una collaborazione che dura oramai da diversi anni.

Com’è la vita di un franciacortino all’estero? Quale sono le principali differenze con l’Italia?

Per me, la vita qui è puro relax. Il mio lavoro coincide con la mia passione, quindi posso dirti che mi guadagno da vivere facendo proprio la cosa che più mi piace. Poi, un’altra cosa non di poco conto, è che qui mi sento sempre in vacanza ed ho sempre un sacco di tempo libero per me; questa è fortuna, anzi … una vera ricchezza!

Raccontaci qualche curiosità sul Messico e sulla località in cui ti trovi!

La gente in Messico o perlomeno qui dove sono io, vive la vita alla giornata; le preoccupazioni non sono all’ordine del giorno, ma direi che sono proprio occasionali. E poi, sono gentili; ho notato, con molto piacere ed anche molto stupore, soprattutto pensando alle nostre zone, che qui quando qualcuno ti incontra per la strada, ti saluta anche se non ti conosce. E quando ti saluta, lo fa con il sorriso. Un’altra cosa che mi ha colpito del Messico, è che qui si accontentano di poco per vivere.

Ripensando alla franciacorta, quale luogo ti è rimasto nel cuore?

Il primo luogo che mi viene in mente, è proprio Palazzolo; il mio paese. Poi ci sono i paesi limitrofi ed il lago. Tutti posti che passo a salutare ogni volta che torno in Italia.

Quasi sicuramente la “saudade” avrà colpito anche te. Come si superano questi momenti di debolezza?

Nostalgia della mia terra? Non so! Ma pensandoci bene, ti direi proprio di no. L’unica certezza è la mancanza della famiglia, ma dall’altro lato penso che oggi come oggi si può comunicare così facilmente che, pur non abbracciandosi tutti i giorni, la famiglia non è poi così lontana. E poi tutte le estati torno in Italia per 2 mesi.

Se potessi portare qualcosa del Messico in Franciacorta, cosa porteresti?

Porterei quello stile di vita che purtroppo, noi dalle nostre parti, non abbiamo più. Ricordo la Franciacorta come un luogo dove devi sempre dimostrare o essere quello che non sei, rincorrendo uno stile di vita che non è facile da raggiungere. Penso che di questo passo la Franciacorta perderà presto il sorriso ed il pensiero felice.

E della Franciacorta in Messico?

La cosa che mi manca di più e che porterei qui, il salame nostrano!

Parlando di attualità, come hai vissuto e come è stata gestita questa pandemia in Messico?

Per quanto mi riguarda, quando tutto questo è cominciato, io sono stato in casa poco più di 3 mesi. Poi ho ricominciato a lavorare di nuovo perché … senza soldi non si vive!

E parlando di chiusure, i tempi sono stati molto ristretti; poi la vita è tornata quasi alla normalità;  ristoranti quasi sempre aperti e, da poco più di un mese, sono tornati a sorridere anche bar e discoteche.

Ripensando al momento in cui hai lasciato tutto e sei partito, come hai comunicato questa intenzione alla tua famiglia?

Per un genitore non è mai facile accettare le scelte di un figlio, soprattutto unico, che vuole allontanarsi da casa. E così ho detto a mia mamma che avrei mollato tutto e me ne sarei andato. Ovviamente non era molto contenta di questa mia decisione, ma penso che poco a poco anche se non l’ha ancora accettata completamente, almeno l’abbia capita.

Se oggi ti proponessero di tornare in Italia, saresti pronto a fare le valigie?

Sto troppo bene qui per pensare, almeno al momento, di rientrare in Italia. Però non do nulla per scontato e, magari tra qualche anno, prendo il biglietto di ritorno. E prima di tornare al nord penso che atterrerei al sud, nel Salento; un posto che amo ed al quale sono molto legato anche perché ho dei parenti da parte di mio papà.

E per concludere, cosa vuoi consigliare a chi vuol vivere un’esperienza all’estero?

A tutti quelli che hanno anche solo una mezza idea di partire, dico semplicemente di non aspettare troppo e partire. La vita è troppo corta per aspettare e rimandare; in un attimo finisce senza nemmeno che tu te ne accorga.

Poi, se alla fine non si è contenti della scelta fatta, si può sempre tornare indietro. Pensando alla mia esperienza, molti mi dicono che ho avuto coraggio a mollare tutto ed andarmene. Io, invece, penso che il coraggio c’è l’hanno loro restando lì, aggrappati con le unghie alle loro attività, cercando di farle vivere più a lungo possibile. Molti artigiani arrivano a fatica alla fine del mese, però non chiudono e non cercano un’alternativa solo per la paura del giudizio della gente.

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