STORIE DAL MONDO – Stefania: dallo IULM di Milano a una clinica privata in Harley Street

STORIE DAL MONDO – Stefania: dallo IULM di Milano a una clinica privata in Harley Street

A Erbusco, suo paese natale, la ricordano per i riccioli d’oro e per il suo sorriso. E di quei riccioli, ma soprattutto di quel sorriso, in tanti ancora oggi, in questo comune della Franciacorta, ne sentono la mancanza. E se i suoi genitori avessero saputo che quei pochi mesi già programmati fossero diventati 10 anni, forse avrebbero provato a farle cambiare idea.

Dal verde di Erbusco e della Franciacorta al grigio Londra. A che età hai preso questa decisione, e cosa ti ha spinta a salire su quel volo?


Avevo 24 anni quando, con un’amica, abbiamo deciso di fare un’esperienza all’estero. Eravamo entrambe fresche di laurea in relazioni pubbliche e nessun prospetto concreto. E per me, che avevo sempre desiderato fare un’esperienza fuori dall’Italia, mi è sembrato il momento perfetto per partire.

In questi anni a Londra, qual è il tuo ricordo più significativo?

Il ricordo più significativo è la prima volta che i miei genitori sono venuti a trovarmi; un mix di emozioni forti perché ha come ufficializzato il fatto che me ne ero andata di casa e stavo vivendo una vita “da sola” tra l’altro in un’altra nazione. 

Parlando dei tuoi genitori, e della tua famiglia in generale, come hai comunicato a loro la tua decisione? Qual è stata la loro reazione?


Alla mia famiglia l’ho detto tranquillamente durante l’ora di cena, e loro sono stati molto di supporto fin da subito, vedevano che avevo voglia di fare un’esperienza un po’ diversa e all’inizio si pensava sarei partita per 6 mesi al massimo; mia mamma mi racconta che al giorno della partenza in aeroporto ho pianto tantissimo tant’e che avevano pensato sarei durata poche settimane. Con il senno di poi, a sapere che dopo 10 anni sono ancora via, forse avrebbero provato a farmi cambiare idea.

Una metropoli, al cospetto di un piccolo paese di provincia. Hai fatto fatica ad ambientarti in questa nuova realtà?


Si e no. Londra ha tantissimi parchi e zone verdi dove ti senti estraniato dal resto della città; ti sembra di essere lontano da tutto e tutti, proprio come succede nelle nostre bellissime colline. Dall’altro lato, ancora oggi, mi stupisco di quanta poca gente ci sia per strada ad Erbusco quando esco in paese per una passeggiata, mentre qui a Londra, in qualsiasi zona tu viva, c’è sempre gente in giro, ed anche che fa jogging a tutte le ore del giorno.

Parlando del tuo arrivo a Londra, quali progetti avevi quando sei partita? E quali sono i progetti futuri?

Quando sono arrivata pensavo che sarei stata pochi mesi e poi sarei tornata a casa (non ero mai stata a Londra prima di trasferirmi e non sapevo cosa aspettarmi); volevo migliorare un po’ l’inglese e avere qualcosa da raccontare in futuro (l’esperienza “cool” di aver vissuto a Londra). Poi gli anni sono passati velocemente e, per una ragione o per un’atra, sono ancora qui (faccio 10 anni settembre – OMG!). Ora vivo fuori Londra (Watford), ma lavoro ancora in centro a Londra, progetti futuri sono fare una famiglia e un giorno poter rientrare in Italia.

Di cosa ti occupavi in Italia prima di partire? E di cosa ti occupi a Londra? 

Mi sono laureata allo IULM a Milano a marzo 2011 e sono partita per Londra a settembre dello stesso anno; durante gli studi lavoravo in un negozio sul lago d’Iseo. Ora lavoro per una clinica privata a Harley Street (via molto famosa per le cliniche soprattutto di estetica), ma fino all’anno scorso ho lavorato per un online retailer americano di high fashion, lavoro che amavo moltissimo, ma come tantissime altre persone, ho perso il lavoro durante il Covid.

Ti va di raccontarci le tue esperienze lavorative? 

La mia prima esperienza lavorativa è stata in un bar in Piccadilly, pieno centro e sempre pieno di gente, non so sinceramente come abbia fatto ad essere stata assunta, visto che il mio inglese non era un gran che e di esperienza al bar non ne avevo; sono durata quasi due anni, poi nell’estate del 2013 sono rientrata in Italia per qualche mese per il matrimonio di mio fratello e una volta tornata a Londra ho dovuto cercare lavoro, sono stata fortunata a trovare in una boutique di un brand italiano di moda che mi ha permesso un cambio carriera e di spostarmi dal bar al negozio, orari migliori, paga migliore e meno stancante; dopo quasi 4 anni nel negozio avevo bisogno di un cambio d’aria e ho cominciato a lavorare per una compagnia di moda online americana, Moda Operandi, che aveva uno showroom a Belgravia, zona bellissima di Londra a due passi da Hyde Park. Questa è stata un’esperienza bellissima e di sicuro quella che più mi ha formato professionalmente, permettendomi di fare qualche viaggio stupendo a New York e Dubai. Qui mi occupavo un po’ di assistenza post vendita al cliente, punto di contatto tra l’ufficio a New York e qui, organizzare gli eventi e appuntamenti con i clienti. Purtroppo però nel 2020, a causa di una ristrutturazione, l’ufficio di Londra è stato chiuso e mi sono trovata senza lavoro. L’anno non era quello dei migliori per trovare lavoro causa Covid, però a ottobre ho cominciato a lavorare come assistente alla direttrice di una clinica privata in Marylebon che è il mio lavoro attuale. Oltre a questo, faccio anche un turno a settimana in un pub vicino a dove vivo ora (chi l’avrebbe mai detto che sarei tornata al pub?).

Da quando sei a Londra, qual è stata l’esperienza che ti ha lasciato il segno più indelebile?

Il potere farcela da sola – nel giro di poche settimane avevo trovato casa e un lavoro (un pub in una delle zone più busy di Londra) . Ma la cosa più dura, che non si accetta mai, è l’essere lontani nei momenti difficili e non poter essere vicino alla famiglia.

Come è la vita di un franciacortino all’estero? Quali sono le principali differenze con l’Italia?
Dopo cosi tanti anni ormai ho ingranato fin troppo bene, tant’è che a volte mi sento più inglese che franciacortina. Ma da quando sono qui, sono sempre stata molto fiera della zona da dove vengo (anche la mia tesi all’università è sulla franciacorta e lo sviluppo del territorio) e ogni volta che vado in un ristorante italiano chiedo se hanno il Franciacorta! Qui la vita funziona meglio sotto un punto di vista amministrativo e burocratico, ma la qualità della vita più alta in Italia, nel senso che lavoriamo duro, ma sappiamo prenderci il piacere meritato, mentre qui si lavora, ma spesso ci si dimentica di godere del guadagno.

Ripensando alla Franciacorta, quale luogo ti è rimasto nel cuore?


Sicuramente le colline erbuschesi. Un quadro che tutt’oggi ho ancora nel cuore e nella memoria.

Non ti è mai capitato di sentirti sola o di aver voglia di mollare tutto per tornare a casa?

Troppe volte per poter contarle – credo che la sfida quotidiana più difficile sia l’accettare di essere lontani da casa, dalla famiglia e dagli amici di sempre – non importa quanti anni siano passati, non ci si abitua mai.

Come si superano questi momenti difficili dove la mente pensa ai profumi ed ai colori della Franciacorta?

Esco a fare una passeggiata in un campo o parco e mi immagino di essere tra i vigneti – non è la stessa cosa, ma funziona! Oppure, quando è disponibile, mi bevo un bicchiere di franciacorta 🙂

Cosa porteresti della Franciacorta a Londra?

Le bolle 🙂 e tutte le persone che amo – anche se non credo resterebbero a lungo 🙂

Se tornando in Franciacorta potessi mettere in valigia qualcosa di Londra e dell’Inghilterra, cosa porteresti con te?


L’apertura mentale che la gente ha qui, che matura grazie al fatto che si ha a che fare con tanta gente diversa, di nazionalità diverse, con passati diversi, ma che quando le conosci davvero, sono molto simili a noi. In riferimento a qualcosa di materiale, probabilmente il Tower Bridge, anche se la vedo dura farcelo stare in valigia 🙂

Qual è oggi, il tuo rapporto con l’Italia, e ogni quanto torni ad Erbusco?


L’Italia è sempre nel mio cuore e mi manca ogni giorno, pero purtroppo ci sono tante cose in cui l’Italia deve ancora migliorare (non che la Gran Bretagna sia perfetta!), però tante storie di persone che sono rientrate e le difficoltà che hanno avuto ad ingranare nel sistema italiano, che non hanno trovato a Londra. Torno abbastanza spesso, 3/4 volte all’anno. Ovviamente, quest’anno è stato duro, non torno da luglio 2020, è il periodo più lungo che ho fatto senza rientrare e senza vedere la famiglia e gli amici.

Torniamo all’attualità. Per molti nostri connazionali che si trovavano nel Regno Unito, il rientro in Italia per le festività natalizie del 2020 è stato un incubo in seguito al blocco delle partenze. Tu come hai vissuto questa situazione?


Sarei dovuta tornare per le vacanze di Natale il 21 dicembre, il giorno dopo che Londra ed altre zone erano state dichiarate “tier 4” (una zona rossa rafforzata come la chiamerebbe l’Italia) e il volo mi è stato cancellato mentre ero in strada per l’aeroporto. Me l’aspettavo, ma è stata dura, ci tenevo moltissimo a passare il Natale a casa con la mia famiglia, ma con il senno di poi. è stato meglio così; come direbbero gli inglese “better safe than sorry”, meglio prevenire che curare.

E per concludere, che consiglio daresti a chi appena varcata la soglia dei vent’anni sogna di partire ma non ha il coraggio di farlo?

Parti! Si è sempre a tempo a tornare indietro, se lo dico io. 😛

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