Ciao, si avvicina la Santa Pasqua e così ho pensato di portarti con me in visita ad una delle più belle abbazie del bresciano: l’abbazia olivetana di San Nicola di Rodengo Saiano, luogo non solo di culto ma di sempiterna bellezza. Forse non sai che i monaci e il luogo sono legatissimi alla figura del Papa bresciano Paolo VI, nato nella vicina Concesio, grazie a cui gli olivetani nel 1969 hanno potuto fare ritorno nel complesso dove attualmente vivono e da cui mancarono per ben 172 anni. A decidere di far loro lasciare la struttura fu Napoleone Bonaparte.

Oggi nella chiesa dell’abbazia è conservata la veste dell’amato Papa Montini, che coltivò un rapporto stretto con i primi padri che tornarono tra le antiche mura risalenti al medioevo: padre Damiano, Padre Graziano, do Federle, Padre Antonio e Padre Placido, che molti ancora in paese ricordano.

Oggi, visitando chiesa e monastero la presenza di Papa Paolo Vi è palpabile, sia grazie alle tante immagini e agli oggetti che lo ricordano, sia grazie ai frati, che volentieri ne raccontano la storia. 
ll complesso monastico benedettino risale al 1090. É stato protagonista della rinascita della vita religiosa, ma anche della bonifica agraria della zona.  A volerlo furono i monaci cluniacensi, cui si devono altri edifici religiosi nel bresciano e che qui fu fondato istituirono una “francha curtis”, cioè “corte franca” esente da ogni autorità: ovvero il priorato di Rodengo. 

Nel 1446 Papa Eugenio IV donó il monastero alla Congregazione Olivetana che edificò l’attuale complesso.  Nel 1534 divenne abbazia, ristrutturata secondo il gusto rinascimentale ed impreziosita dalle opere di famosi pittori come il Gambara, il Romanino, il Moretto, il Marone, il Cossali e, successivamente il Castellini, il Sassi ed il Lechi. Nel 1446 Papa Eugenio IV ne conferì il possesso alla Congregazione Olivetana che edificò ex novo l’attuale complesso. Nel 1534 il Monastero divenne Abbazia.  Soppressa da Napoleone, nel 1797 visse alterne vicende, fino al ritorno degli Olivetani avvenuto l’8 Febbraio 1969 per desiderio di Papa Paolo VI. Nell’abbazia, oltre alla chiesa, che offre un bel coro intarsiato e magnifici affreschi, si possono visitare chiostri e saloni.


Fino all’ultimo giorno di carnevale, in tempi normali, avresti potuto godere dello spettacolo della macchina del triduo, allestita in occasione del periodo Pasquale, la cui tradizione risale al XV secolo. Quest’anno non è stata allestita a causa dell’emergenza Covid, dato che lo scorso anno, una volta pronta, è scattato il lockdown e nessuno, ad eccezione dei monaci, hanno potuto vederla. Io sono riuscita ad osservarne alcune parti, disposte nei locali dell’abbazia. Pensa che quando viene edificata durante la Santa Messa 30 volontari accendono 700 candele, rendendola sfolgorante e in grado di illuminare di magia e devozione l’intera chiesa. 
Un ringraziamento va ai cari monaci Olivetani, sempre accoglienti. (la visita è stata effettuata tempo fa, quando era possibile accedere all’interno della struttura monastica.
Vieni con me a scoprire la Franciacorta

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